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di Francesco Vitale

interris.it, 3 novembre 2025

Il prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione, il cardinale cardinale Tolentino de Mendonça, sottolinea a Interris.it il significato delle porte della speranza in carcere. Un progetto per aiutare i detenuti a uscire e a mettersi in cammino. La Fondazione Pontificia Gravissimum Educationis continua il progetto “Le porte della speranza”. L’iniziativa prevede l’installazione di “usci” e monumenti artistici all’ingresso di istituti penitenziari. Questi simboleggeranno il passaggio dalla disperazione alla speranza e rafforzeranno la comunicazione tra la società esterna e il mondo carcerario. Il Cardinale Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la cultura e l’educazione a Interris.it ha definito il progetto una “pedagogia della speranza” ispirata dal Papa, non solo per sostenere i detenuti come “persone in cammino”, ma anche per scuotere le coscienze della società. L’obiettivo è creare una vera fratellanza che guardi al futuro, dimostrando che la speranza è un messaggio che ha bisogno di circolare.

Eminenza, come si traduce l’esigenza di far circolare la speranza in un luogo come il carcere?

“La speranza non può e non deve essere sepolta in carcere. Deve circolare, e noi crediamo che il carcere sia il luogo dove riscoprire la speranza, la possibilità di una ripartenza e di una vita nuova. Questo messaggio deve essere concreto e non astratto. È possibile solo con la collaborazione delle istituzioni, certamente, ma anche con il sostegno di tutta la società”.

Il progetto prevede l’apertura di “Porte della Speranza” in dieci carceri: otto in Italia e due in Portogallo. Qual è l’obiettivo non solo per i detenuti, ma per l’intera società internazionale?

“L’obiettivo è duplice. Non solo aprire porte della speranza all’interno delle carceri a livello internazionale, ma anche aprire coscienze della speranza nelle nostre società. Vogliamo creare un senso di vera fratellanza, un contesto in cui guardare insieme al futuro. Abbiamo visto che i detenuti non sono soggetti passivi, ma persone in cammino e attive in questo percorso”.

Il ricordo va al compianto Papa Francesco che ha aperto una porta santa in carcere e poi il suo rapporto con i detenuti anche nel corso del suo pontificato. Ma oggi come viene accolto concretamente questo messaggio di ripartenza e investimento nella loro persona?

“È straordinario, e mi commuove sempre ricordarlo. All’inizio c’è sempre una sorpresa: ‘Cosa vengono a fare questi?’. Ma quando il messaggio passa, è una gioia e un’emozione profonda. Sentono che è una reale opportunità, un investimento nella loro persona. Vediamo una luce che si accende nel loro sguardo, e quella è un’immagine che non dimentichiamo mai”.