nationalgeographic.it, 29 agosto 2019
Il progetto fotografico di Valerio Bispuri sarà esposto dal 31 agosto al 15 settembre a Visa Pour L'Image, il più importante festival di fotogiornalismo mondiale. Dopo Encerrados, il progetto sulle carceri sudamericane, il fotografo romano Valerio Bispuri presenta il suo nuovo progetto sulle prigioni italiane, Prigionieri, che comprende anche un libro fotografico (Contrasto editore), in uscita il 29 agosto. La presentazione del lavoro in anteprima mondiale avverrà al festival di fotogiornalismo Visa Pour l'Image di Perpignan, in Francia, dove sarà in mostra dal 31 ottobre al 15 settembre alla Eglise des Dominicains.
Qui di seguito, la descrizione del progetto raccontata dal fotografo stesso: "Dopo aver concluso Encerrados, un viaggio fotografico di dieci anni attraverso 74 carceri dell'America del Sud, nel 2014 ho deciso di continuare a esplorare il mondo dei detenuti nelle carceri italiane. Prigionieri, insieme a Encerrados e Paco, forma una trilogia della libertà perduta. Questo secondo viaggio nell'universo carcerario vuole esplorare le condizioni e la vita quotidiana dei detenuti nei centri di detenzione italiani e cercare di capire le loro difficoltà, i loro bisogni, le loro emozioni.
Le carceri sono lo specchio della società di un paese, dai piccoli drammi alle grandi crisi economiche e sociali. In Italia ci sono 190 penitenziari di cui 55 femminili. Sono stato in 10 prigioni per quattro anni e mi sono accorto come il sistema penitenziario italiano ha problemi di sovraffollamento, disoccupazione per i detenuti e strutture precarie. Negli ultimi anni c'è stato un lento miglioramento in alcuni carceri, ma la condizione dei detenuti resta sempre di estrema difficoltà e isolamento. In questi non-luoghi, le persone private della libertà cercano di ricostruire abitudini, affetti e trovare un'alternativa per il futuro che spesso non esiste. Non c'è alcuno sforzo da parte dello Stato di aiutare al reinserimento di chi esce dal carcere dopo anni di detenzione. Sono così moltissimi i detenuti che tornano dopo breve tempo in prigione.
Sono entrato nelle carceri di massima sicurezza, dove sono rinchiusi affiliati camorristi e mafiosi, come Poggioreale a Napoli e l'Ucciardone a Palermo. Ho visitato le realtà delle colonie penali, dove i prigionieri sono parzialmente liberi e possono lavorare al di fuori degli istituti penitenziari, come a Isili in Sardegna. Mi sono immerso nella dimensione delle carceri femminili: nell'antico monastero di Venezia; a San Vittore a Milano e a Rebibbia femminile a Roma. Sono stato in piccole dimensioni carcerarie e in enormi istituti penitenziari. Ho potuto osservare strutture nuove, come il carcere di "Capanne" a Perugia o piccoli istituti come a Sant'Angelo dei Lombardi.
Più di tutto però sono stato a stretto contatto con i detenuti: ho pranzato nelle loro celle, ho ascoltato i loro racconti, ho condiviso i loro pianti e le loro risate. Abbiamo vissuto momenti che sembravano quotidiani. Queste immagini sono anche il frutto di questi istanti passati insieme. Sempre di più penso che il carcere non deve essere punitivo solamente ma deve fornire a chi è rinchiuso una nuova possibilità. In questi quattro anni ho avuto l'opportunità di conoscere da dentro il mondo delle carceri italiane e l'idea che mi sono fatto è di un'enorme solitudine. I detenuti sono permanentemente a contatto tra di loro, eppure sono sempre soli, in qualsiasi momento della giornata.
"Prigionieri" è un progetto che cerca l'anima di questi esseri umani privi di libertà. È un lavoro di analisi antropologia, sociologica e fotografica sull'uomo ed è parte di una ricerca più grande sul mondo degli invisibili. Coloro che sono dimenticati, emarginati, lasciati andare. Ho sempre pensato che per fotografare la realtà in profondità sia importante saper aspettare e riuscire a calibrare quello che sentiamo con quello che vediamo. Ci vuole tempo per raccontare".










