di Valentina Errante
Il Messaggero, 25 gennaio 2020
Bonafede: gli innocenti non finiscono in carcere. Bufera sul ministro, Salvini: si dimetta. Fi: "E la malagiustizia?". L'inciampo di Alfonso Bonafede ("Cosa c'entrano gli innocenti che finiscono in carcere? Gli innocenti non finiscono in carcere") tiene banco per tutta la giornata. I numeri raccontano che in tanti sono finiti dietro le sbarre ingiustamente.
Tanto da ricevere, poi, un risarcimento per ingiusta detenzione: 1.000 casi all'anno dal 1992 al 2018. Ma è una cifra parziale, perché spesso chi è stato arrestato, per poi essere rimandato a casa da una sentenza di proscioglimento o da un'assoluzione, o ancor prima da un'archiviazione delle accuse, non chiede allo Stato di riparare il danno in termini economici.
La frase del Guardasigilli fa scoppiare una bufera politica e a intervenire è anche Gaia Tortora, figlia di Enzo, diventato il simbolo di chi ha patito la galera e la gogna senza aver commesso alcun reato.
Dall'inizio del 1992 al 31 dicembre 2018 le richieste che si sono concluse con un risarcimento per ingiusta detenzione sono stati 27mila. "Mille all'anno, tre al giorno, uno ogni otto ore", commenta Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione Camere penali.
Da allora gli arresti ingiusti sono costati allo Stato 700milioni di euro. Nel solo 2018 i casi sono stati 913, con un peso, per le casse pubbliche, di 48 milioni. Per l'Unione camere penali, però, solo una parte degli aventi diritto chiede effettivamente dio ottenere un risarcimento, quindi le cifre sarebbero molto più alte. Non solo: non tutte le persone che ne fanno richiesta ottengono la riparazione del danno subito.
L'istruttoria è complessa e basta poco per non rientrare tra gli aventi diritto. Ad esempio, la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere durante le indagini preliminari o durante il processo, potrebbe costituire un pregiudizio: il soggetto in questione, con la sua condotta, avrebbe contribuito a determinare l'errore della magistratura.
Secondo le statistiche nel 2017 il 50 per cento dei processi con rito ordinario si è concluso con una sentenza di assoluzione. Nel calcolo non rientrano gli errori giudiziari: l'istituto giuridico che presuppone la sussistenza di una revisione del processo dopo una condanna definitiva. Dal 91 al settembre 2018 si sono verificati 144 casi. Da gennaio a settembre 2018 ne sono stati contati 9.
La bufera investe immediatamente il ministro della Giustizia. Ad attaccarlo, oltre agli esponenti dell'opposizione, sono anche i Cinque Stelle. Bonafede tenta di raddrizzare il tiro, risponde anche a Gaia Tortora che a stretto giro, su Twitter, aveva chiesto chiarimenti: "Ministro le chiedo di spiegare la sua frase ad Otto e Mezzo gli innocenti non finiscono in carcere. Grazie".
Il Guardasigilli spiega su Facebook "Mentre si stava parlando di assoluzioni e condanne - spiega - ho specificato che gli innocenti non vanno in carcere riferendomi evidentemente e ovviamente, in quel contesto, a coloro che vengono assolti (la cui innocenza è, per l'appunto, confermata dallo Stato).
Ad ogni modo la frase non poteva comunque destare equivoci perché subito dopo ho specificato a chiare lettere che sulle ipotesi (gravissime) di ingiusta detenzione, sono il ministro che più di tutti ha attivato gli ispettori del ministero per andare a verificare i casi di ingiusta detenzione". E aggiunge: "per la prima volta ho introdotto presso l'Ispettorato in maniera strutturata il monitoraggio e la verifica dei casi di riparazione per ingiusta detenzione, anche in occasione delle ispezioni ordinarie".
La spiegazione di Bonafede accontenta Gaia Tortora, ma non basta alla politica. Il ministro viene travolto da un fuco di fila. Prima e dopo la sua precisazione. In primis Matteo Salvini: "Gli innocenti non vanno in carcere? - tuona il leader della Lega - un ministro così ignorante l'Italia non l'ha mai avuto, questa sciocchezza il signor Bonafede la vada a raccontare ai famigliari delle migliaia di cittadini ingiustamente incarcerati. Che si dimetta".
Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputata di Forza Italia, commenta su Twitter: "L'Italia è quel posto in cui i processi sono interminabili e i casi di malagiustizia innumerevoli, ma il ministro della Giustizia Bonafede cancella la prescrizione e dice che gli innocenti non vanno in galera. Gli innocenti, purtroppo, ci vanno eccome. Più di 26.000 in 20 anni".
Rincara la dose Enrico Costa, il deputato di Forza Italia che ha tentato di bloccare, con una sua proposta di legge, la riforma della prescrizione: "Bonafede è un ministro che calpesta la Costituzione, nel silenzio del Pd".
E invece gli attacchi arrivano anche dai dem: "No caro ministro Alfonso Bonafede, in galera purtroppo possono finirci anche gli innocenti. Per questo la nostra Costituzione prevede la possibilità di ricorrere in Cassazione contro ogni provvedimento, tre gradi di giudizio e la possibilità di revisionare i processi", scrive su twitter il parlamentare Andrea Orlando del Partito democratico. Un ripasso della carta costituzionale è il suggerimento del dem Matteo Orfini.










