di Carlo Rimini
Corriere della Sera, 16 luglio 2019
Servono soldi, dei quali non c'è traccia. La Commissione Bilancio del Senato ha dato parere favorevole all'approvazione delle nuove norme solo dopo avere ribadito che non devono derivare maggiori oneri per la finanza pubblica. Il Senato ha iniziato la discussione finale della legge sulla violenza di genere. Le nuove norme hanno l'obiettivo di proteggere le donne vittime della violenza, dell'insana volontà di vendetta o di controllo dell'uomo che viveva al loro fianco. Il sangue dell'ultima donna uccisa dall'ex marito è ancora sul terreno in uno stabilimento balneare di Savona. La nuova legge avrebbe permesso di salvarla? Avrebbe permesso di salvare le 836 donne uccise dal 2012? Permetterà di salvare vite in futuro? Per cercare una risposta, vediamo quali sono le principali novità.
C'è una norma attesa e importante. Si prevede un nuovo reato: diffondere immagini o video a contenuto sessualmente esplicito che erano destinati a rimanere privati. La pena è severa: la reclusione da uno a sei anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro. Non è una bravata. È un crimine. Lo devono sapere i ragazzi che non si rendono conto che possono rovinare l'esistenza delle loro compagne e gli adulti che lo fanno con cattiveria proprio per rovinare l'esistenza.
Quali sono, invece, le novità destinate a fronteggiare la violenza fisica e a proteggere la vita delle donne? Ci sono alcune norme che si possono riassumere dicendo che la violenza di genere verrà trattata con maggiore severità. Ci sono poi tre misure simbolo, in relazione alle quali è stato coniato il nome gergale della nuova legge: "codice rosso".
L'idea è che tutti i reati riconducibili alla violenza in famiglia devono essere trattati, come in un pronto soccorso, con il codice dell'urgenza. Il legislatore ha aggiunto questi reati all'elenco di quelli in relazione ai quali la polizia giudiziaria, ricevuta la notizia del reato, ha l'obbligo di riferire al pubblico ministero "immediatamente anche in forma orale". Il pubblico ministero, a sua volta, ha l'obbligo di sentire entro tre giorni la persona che ha presentato la denuncia. Infine, se il pubblico ministero richiede alla polizia giudiziaria atti di indagine, questi devono essere compiuti "senza ritardo".
Per capire se funzionerà, la metafora del pronto soccorso può essere utile. Immaginiamo un pronto soccorso con poco personale dove lavorano medici e infermieri non specializzati in medicina d'urgenza, costretti a turni massacranti. I pazienti fanno lunghe attese. Capita che qualche caso sia affrontato con superficialità e persino che qualche paziente perda la vita. Immaginiamo che venga emanata una direttiva: per ogni nuovo paziente, gli infermieri devono subito riferire al primario il quale ha l'obbligo di parlare con il paziente entro i successivi trenta minuti e, se ritiene necessario qualche esame, questo deve essere svolto senza ritardo. Qualcuno può seriamente pensare che una simile direttiva potrà salvare anche una sola vita? Ovviamente no. Gli infermieri, invece che dedicare la loro attenzione a selezionare i casi urgenti, passeranno il tempo a "riferire immediatamente" al primario tutti i casi. Il primario non potrà certo da solo parlare con tutti i pazienti e troverà un espediente burocratico per delegare questo incarico ad altri. L'inefficienza sarà solo aggravata da nuova burocrazia.
La nuova legge sulle violenze di genere avrà esattamente lo stesso effetto. Ogni giorno polizia e carabinieri ricevono centinaia di denunce, di segnalazioni, di semplici telefonate riferibili a episodi di violenza in famiglia. Fra queste si annidano solo pochi casi in cui vi è una donna realmente in pericolo. Le vite si salvano creando un sistema efficiente in grado di individuare chi ha bisogno di protezione immediata rendendo innocuo l'aggressore.
Di fronte alla follia o alla malvagità dell'uomo che aggredisce la propria moglie o la propria ex compagna, non serve creare nuovi reati che si sovrappongono ad altri già esistenti, non serve aumentare la severità della risposta penale e non serve neppure imporre per legge agli operatori di essere più efficienti. Per salvare vite, occorrono nuclei di operatori esperti e specializzati, diffusi sul territorio, capaci di intervenire subito individuando alla prima telefonata le situazioni di pericolo reale. Servono tanti agenti e tanti magistrati specializzati che vanno messi in condizione di lavorare con efficienza.
Quindi servono soldi, dei quali non c'è traccia nella nuova legge. La Commissione Bilancio del Senato ha dato parere favorevole all'approvazione delle nuove norme solo dopo avere ribadito che dalla legge non devono derivare maggiori oneri per la finanza pubblica: le attività previste dalla legge dovranno essere svolte avvalendosi delle risorse umane e finanziarie attuali. L'unica norma che ha un autonomo stanziamento prevede un piccolo aumento della dotazione del fondo per il sostegno degli orfani per crimini domestici. È come se lo Stato dicesse ai medici e agli infermieri di quel pronto soccorso: trattate tutti con il codice rosso, ma fatelo con le risorse che avete. Non ci sono soldi per nuovo personale e nuove strutture ma aumentiamo un po' il fondo per il risarcimento alle vittime. Davvero è difficile essere ottimisti.










