di Maurizio Turco e Irene Testa*
Libero, 16 marzo 2020
Dodici morti in un solo giorno nelle carceri italiane. Sì, il virus è di certo entrato anche nelle patrie galere. Questa è già un'emergenza drammatica che richiederebbe una presa di coscienza che la classe politica che esprime un ministro della Giustizia come l'avvocato Bonafede non raggiunge. In 27 carceri italiane sono scoppiate le rivolte, dentro e fuori. Fuori le carceri, i familiari dei detenuti protestavano per il blocco imposto dal ministero, per ragioni sanitarie, che impedisce i colloqui. Sospendere le attività trattamentali come i colloqui non era una decisione che andava presa con leggerezza.
Un ministro della Giustizia competente non può non saperlo. Ma è evidente che quanto è accaduto è la spia di qualcosa che va ben oltre. Sono le frustrazioni di riforme annunciate e mai realizzate. Di sentenze della Corte europea dei Diritti dell'Uomo che condannano l'Italia per la violazione dei più elementari diritti nella detenzione.
Di carceri che sono lazzaretti, che devono sopperire alla mancanza di strutture per il trattamento delle tossicodipendenze e dei malati psichici. Sono il frutto di decenni che i detenuti vivono in celle sovraffollate oltre i limiti di legge e di decenza civile.
Sono la mancanza cronica di fondi e di personale. Nell'emergenza è urgente sfollare le carceri per rientrare nei limiti di legge, riconoscendo a chi deve scontare pene residue fino a due anni l'accesso a pene alternative.
L'unica solidarietà che ci sentiamo di esprimere è quella ai direttori, in prima linea di fronte al disastro; al coraggio della Direttrice del carcere di Rebibbia che ha concesso a 50 detenuti in semilibertà di rientrare nelle loro abitazioni; agli agenti penitenziari, ai sanitari, agli educatori che, in numero non adeguato, cercano di sopperire a una politica penitenziaria in totale abbandono.
A tutti quei detenuti che con il Partito Radicale continuano a scegliere la lotta non violenta contro la dirompenza della violenza di cui lo Stato è legittimo e finale titolare. Siamo fermamente convinti che lo Stato non deve indietreggiare nei confronti delle minoranze di detenuti e di agenti che infrangono la legge. Va altrettanto detto con forza che i problemi del carcere non sono causati né dai detenuti né dagli agenti, ma dalla violenza dello Stato che viola la Costituzione, i trattati internazionali sottoscritti, le proprie leggi.
*Segretario e Tesoriere del Partito Radicale









