di Andrea Palladino
La Stampa, 7 agosto 2025
Revocata la circolare che impediva l’accesso, come promesso da Bernini alla commemorazione di Bologna. È stata revocata ieri la circolare della Direzione generale degli archivi del ministero della Cultura che aveva ristretto l’accesso alle sentenze sulle stragi e sul terrorismo. Il direttore generale Antonio Tarasco - che aveva firmato la decisione contestata - ha disposto la revoca del provvedimento. Su questo punto il ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, aveva preso un preciso impegno con l’associazione dei familiari delle vittime della strage di Bologna, che - attraverso il presidente Paolo Bolognesi - aveva sollevato la questione.
La circolare annullata imponeva ai ricercatori di richiedere “l’autorizzazione preventiva” al ministero dell’Interno per poter consultare le motivazioni delle sentenze, rendendo difficile, se non impossibile, il lavoro a storici, studiosi e giornalisti.
Veniva lasciata libera la consultazione esclusivamente del dispositivo, che, d’altra parte, viene letto in aula, durante l’udienza conclusiva di un processo. La decisione era nata da una interpretazione particolarmente restrittiva della normativa sulla privacy e del codice di procedura penale. La nuova circolare che revoca la decisione precedente fa riferimento diretto “agli atti dei procedimenti giudiziari riguardanti casi di terrorismo, stragi ed altri fatti che hanno scosso la coscienza civile del Paese”. Tra questi rientrano le stragi di Piazza Fontana a Milano, di Brescia, dell’Italicus e di Bologna, che proprio le sentenze della magistratura - in gran parte passate in giudicato - hanno ricondotto all’eversione di estrema destra, con la complicità ormai acclarata dei servizi di intelligence e della loggia P2.
Gli ultimi due processi relativi alla strage del 2 agosto 1980 - 85 morti e 200 feriti - ha visto nei mesi scorsi la Cassazione pronunciarsi in via definitiva, consolidando e confermando la responsabilità dei Nar, di esponenti di Avanguardia nazionale (Paolo Bellini), indicando come mandanti e finanziatori Licio Gelli e Umberto Ortolani.
Lo scorso primo luglio è stata poi depositata la sentenza di condanna di primo grado nei confronti di Marco Toffaloni per la strage di Brescia; questo processo - insieme ad un secondo procedimento ancora in corso contro Roberto Zorzi - riporta diverse novità sull’attentato e sul contesto eversivo dell’epoca. La consultazione, dunque, delle sentenze è lo strumento fondamentale per ricostruire l’epoca della strategia della tensione e dell’eversione di destra.
L’accesso alla documentazione è stato un passaggio chiave anche a livello investigativo. L’ultimo processo sui mandanti si è basato, tra l’altro, sulla consultazione incrociata dei faldoni di decine di procedimenti sull’eversione nera, da Piazza Fontana in poi. Un’operazione che è stata resa possibile dalla digitalizzazione degli atti, rendendo utilizzabili milioni di pagine relative ad inchieste del passato sul terrorismo nero. Da alcuni anni questi documenti sono disponibili presso una sezione speciale dell’Archivio centrale dello Stato, grazie a tre provvedimenti dei governi Prodi (del 2008, sul caso Moro), Renzi (del 2014, sulle stragi neofasciste) e Draghi (del 2021, sulla loggia P2 e sull’organizzazione Gladio). Questo passaggio, però, non è ancora stato completato.
Secondo le relazioni del comitato di vigilanza sulla declassificazione costituito appositamente per attuare le direttive dei precedenti governi, vi sono ancora alcune difficoltà sul riversamento dei documenti da parte delle amministrazioni dello Stato. Particolarmente critico è lo stato degli archivi del ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, che ha reperito pochissimi documenti.
Una task force del comitato di vigilanza ha effettuato un’ispezione nel deposito di Ciampino del ministero, non rivenendo però atti significativi. Secondo quanto si legge nell’ultima relazione manca “del tutto la documentazione relativa al Gabinetto del ministro dei Trasporti pro tempore”, dalla fine degli anni 60 fino agli anni 80. E la data è particolarmente significativa: il 1980 è stato l’anno della strage di Ustica, che coinvolse un aereo civile dell’Itavia. C’è infine il problema della digitalizzazione, la cui mancanza a volte diventa un ostacolo per la consultazione. Ad oggi moltissimi documenti devono essere ancora lavorati, anche se alcune fonti degli Archivi assicurano la ripresa dell’attività il prossimo settembre.










