di Giuseppe Legato
La Stampa, 16 maggio 2022
Da Anm ad Area Dg: “Il rischio è scoraggiare l’innovazione che ha portato le tutele ai rider”. I numeri dell’adesione no, non si conoscono ancora con precisione, “ma - dice un giudice di lungo corso a Palagiustizia - il Piemonte è stato sempre tiepido di fronte agli scioperi nazionali”. Eppure la riforma Cartabia, o meglio l’astensione per esprimere dissenso alla modifica dell’ordinamento giudiziario, anima eccome il dibattito in corso Vittorio Emanuele, nel tempio di magistrati requirenti e giudicanti che si sentono - perlomeno nei vertici delle rappresentanze sindacali e di corrente - all’ultima chance di dire no.
Basta leggere cosa dichiara Cesare Parodi, presidente dell’Anm Piemonte in forza a Torino con ruoli di coordinamento del pool fasce deboli: “Nessuno sciopera per mantenere privilegi o garanzie personali, ma solo per manifestare un profondo disagio verso un meccanismo destinato a non incidere minimamente sull’efficienza del sistema quanto solo sul ruolo della magistratura”. Ancora si tratterebbe di “una riforma destinata ad incidere sull’indipendenza dei singoli magistrati, giudicanti come requirenti, a premiare un’efficienza quantitativa rispetto a quella qualitativa”. Ossia “a creare indirettamente un meccanismo in grado di condizionare e reprimere la spinta evolutiva che la magistratura italiana ha da sempre saputo esprimere, cogliendo gli stimoli della società civile”.
In definitiva? “Scioperiamo anche per dire sin da ora che questa riforma non risolverà minimamente questo unico vero grande problema; qualcuno, sappiamo che accadrà, proverà ad attribuire alla magistratura la responsabilità di un totale o parziale fallimento della riforma”.
Toni decisi dunque, convinti. Gli stessi che utilizza Roberto Arata, giudice, 58 anni, coordinatore regionale di Area democratica per la giustizia: “È l’ultima occasione - dice - per dire delle cose rispetto a una restaurazione”. O se preferite “a una prevista crescente gerarchizzazione della giurisdizione”. Il riferimento rimanda ai nuovi criteri di valutazione di professionalità dei magistrati “che diventa negativa quando le proprie decisioni non vengono confermate”. Cioè: se i colleghi dei gradi successivi non esprimono la stessa pronuncia questo diventerà criterio per valutare il magistrato in senso negativo. Il rischio? “L’uniformità agli indirizzi dominanti diventa un criterio di valutazione quando in verità l’adeguamento della giurisdizione è sempre partito da basso”.
L’esempio più lampante è quello dei rider e della loro tutela “che è partita dal primo grado, la sede in cui si prendono decisioni innovative e importanti con cui si cambiano gli orientamenti della Cassazione”. Al contrario “se questo diventa un rischio di valutazione non positiva diventa una cappa che impediva alla giurisdizione di crescere”.
In attesa dei numeri lo sciopero non dovrebbe incidere su due processi di rilievo previsti per domani. Il primo è quello che vede imputata Chiara Appendino, ex sindaca di Torino, accusata di falso in bilancio nell’inchiesta Ream. A Novara, invece, non si fermerà il processo Eternit: i giudici Gianfranco Pezone, Manuela Massino e Maria Giovanna Compare non aderiranno cosi come il pm Gianfranco Colace.










