di Iuri Maria Prado
Libero, 4 giugno 2020
C'è una differenza tra la trattativa Stato-Mafia e la trattativa Stato- Magistratura: ed è che la prima non esiste ma tutti la indagano, mentre la seconda esiste ma non la indaga nessuno. La trattativa Stato-Magistratura si sviluppa quando l'ordinamento prova ad assumere discipline capaci in qualsiasi modo di compromettere il potere giudiziario, non importa che si tratti del mese e mezzo di ferie a suo tempo spacciato come garanzia di non si sa che cosa o della pretesa di processare i cittadini fin dentro alla tomba: in ogni caso, al potere legislativo dello Stato si oppone la macchina di quello giudiziario che fa valere le sue ragioni, magari con l'ausilio di un giornalismo che, significativamente, definisce "infame" la classe politica che si azzarda a proporre riforme sgradite alla corporazione.
E si potrà obiettare che sono trattative per modo di dire, nel senso che il potere giudiziario non tratta ma ordina, e lo Stato ubbidisce: ma questo dice soltanto che il potere intimidatorio della magistratura è anche più efficace, con i pizzini sostituiti dai comizi nei mandamenti dell'informazione dove spadroneggiano i plenipotenziari delle bande togate.
Dice: tu bestemmi! Quelli di cui parli sono servitori dello Stato che rischiano la vita! Ma questo è l'argomento classicamente adoperato da qualsiasi retorica di potere che si pretende indiscutibile qualunque cosa faccia.
Nessuno contesta che i magistrati siano in maggioranza ottime persone che fanno benissimo il loro lavoro, e nessuno contesta che si tratti spesso di un lavoro difficile e pericoloso. Il che tuttavia non toglie un briciolo di verità al fatto che la magistratura, per mano di quelli che ne reggono la corporazione e con la complicità di un sistema politico intimorito, si è costituita in un potere che non compone il quadro istituzionale ma vi si oppone.
E nel farlo, appunto, "tratta" i termini della resa altrui, cioè dello Stato, i cui rappresentanti sono perennemente esposti al dispositivo sostanzialmente ricattatorio di una legalità arbitraria, vale a dire il sistema dell'azione penale obbligatoria con l'accusa che tiene in mano il timer delle indagini orientandole verso il processo a orologeria deciso dal collega in carriera. E in questo bel sistema la giustizia, cosa che dovrebbe essere di tutti, diventa cosa loro.










