di Gloria Riva
L'Espresso, 29 dicembre 2019
Ogni giorno vanno a vivere all'estero 400 ragazzi, molti dei quali laureati. Ma non sono arrabbiati o egoisti come li dipinge una certa retorica. E se vanno via non è solo per una questione di soldi. Laura ha 31 anni, lavora a Parigi, ha una relazione complicata con l'Italia: "Uno di quegli amori non corrisposti che ti strazia il cuore". Alberto vive a Londra e ci insegna perché gli expat, cioè i giovani in cerca di fortuna all'estero, detestano la definizione di "cervelli in fuga": "Si fugge da una guerra, non da un paese bello come l'Italia". Sergio, 35enne e professore negli Stati Uniti, spiega che il sistema educativo italiano è migliore di quello americano. Giulia sta in Cina e dice: "Il sistema sanitario italiano, gratuito per tutti, è cosa di cui andar fieri".
Laura, Alberto, Sergio, Giulia fanno parte di una generazione di italiani under trentacinque, per lo più laureati e diplomati, che nell'ultimo decennio ha lasciato in massa l'Italia, ma che è pronta a tornare. Lo raccontano le loro cartoline all'Italia, pubblicate da l'Espresso e tante altre ancora sul nostro sito, e lo confermano con maggior forza due studenti italiani della Kennedy School di Harvard che dalle colonne dell'Espresso lanciano un appello politico a chi, come loro, si trova all'estero e sente forte il desiderio di rientrare, per contribuire a far risorgere il proprio paese.
Sono Gaia van der Esch, 32 anni di Anguillara Sabazia (Roma), selezionata nel 2017 da Forbes fra i trenta giovani europei più talentuosi, e Tommaso Cariati, 26 anni, fiorentino, ex consulente McKinsey, che oggi si divide fra un mba a Stanford e un master ad Harvard. Dicono: "Torniamo a casa. Siamo partiti, abbiamo imparato, ci siamo divertiti. Ci siamo sentiti anche lontani da casa, soli. L'Italia è in crisi, economica e culturale: sta a noi fare qualcosa per il paese che ci ha cresciuto e ci ha insegnato tanto.
Tocca a tutti noi, è il nostro turno. Torniamo a un lavoro che paga meno, con l'obiettivo di cambiare le regole dall'interno, torniamo per fare fronte comune alla corruzione e alla politica da spiaggia. Lanciamo questo appello a tutti coloro che come noi sono partiti: abbiamo un'opportunità e una responsabilità unica per partecipare alla rinascita dell'Italia. Usiamo le nostre idee ed energie per fare dell'Italia un esempio per il mondo. Torniamo e portiamo con noi i nostri colleghi e compagni di università, invitiamoli a lavorare nel Bel Paese, invertiamo la rotta, assicuriamoci che i giovani di oggi e di domani siano valorizzati, come noi lo siamo stati all'estero. Dobbiamo provarci. Tutti insieme".
L'appello di Gaia e Tommaso giunge nel momento in cui il fenomeno dell'espatrio sta assumendo una dimensione preoccupante. Lo conferma il rapporto Italiani nel Mondo 2019 della Fondazione Migrantes: "In dieci anni il numero di expat è triplicato, passando da 39 mila nel 2008 a117 mila nel 2018". Nell'ultimo anno le partenze hanno interessato soprattutto i giovani - il 40 per cento sono ragazzi fra 18 e 34 anni - provocando "la dispersione del grande patrimonio umano giovanile. Capacità e competenze che, invece di essere impegnate al progresso e all'innovazione dell'Italia, vengono disperse a favore di altre nazioni più lungimiranti, che le attirano a sé, investono su di esse trasformandole in protagoniste dei processi di crescita e di miglioramento".










