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di Francesco Oliva

La Repubblica, 13 novembre 2024

Allarme scabbia all’interno del carcere di Lecce: nove detenuti, reclusi nel reparto dei “precauzionali”, sono rimasti in isolamento preventivo per 24 ore, nel weekend scorso. Un’allerta scattata dopo che i reclusi hanno accusato sintomi e fastidi tipici della malattia: sfoghi e infiammazioni sulla pelle. Da qui la cautela adottata dalla direzione del carcere di trasferire i detenuti in isolamento ed evitare così che la possibile infezione potesse diffondersi nel resto della popolazione carceraria. D’altronde, la scabbia è un disturbo contagioso che può diffondersi in modo molto rapido causato da un piccolo parassita, un acaro che provoca un intenso prurito. E in un ambiente di grande affollamento come un carcere, il parassita può passare con maggior facilità da una persona all’altra in caso di contatti fisici ravvicinati e di biancheria non perfettamente igienizzata. Per il momento, però, l’allarme scabbia è “un’ipotesi su cui sono state avviate verifiche che sono in corso” precisa la direttrice del carcere, Maria Teresa Susca.

“Stiamo precedendo con delle visite sui detenuti ed è stata avviata la somministrazione di una terapia preventiva” precisa. Sono state avviate tutte le procedure che si seguono in simili situazioni. I detenuti sono in cura con delle pomate prescritte dalla dermatologa. Ed è stata allertata anche l’Asl che ha disposto una serie di accertamenti e di esami sui reclusi interessati dal potenziale contagio. L’allarme scabbia rappresenta la punta di un iceberg rappresentato da problematiche e disagi continui.

“Parlare di scabbia in una struttura detentiva ci riporta indietro di trent’anni - spiega l’avvocata Maria Pia Scarciglia, Presidente di Antigone Puglia - potremmo parlare tranquillamente della tempesta perfetta alimentata dalla scarsa attenzione dell’Asl che non effettua i dovuti controlli”. Il carcere di Lecce, poi, ha un problema endemico che si trascina da anni, relativo ad un sovraffollamento. “Il numero dei detenuti - commenta l’avvocata - ha raggiunto le 1200 unità e scoppia anche il reparto femminile. I detenuti sono costretti a vivere i 4 in spazi del tutto inadeguati e in condizioni igienico-sanitarie sempre più precarie. Ci risulta persino che molti reclusi abbiano difficoltà ad acquistare la candeggina per disinfettare le celle e in ambienti scarsamente igienizzati è poi molto facile che infezioni dermatologiche e malattie veneree possano proliferare rapidamente”.