lecceprima.it, 22 luglio 2024
La situazione nel carcere di “Borgo San Nicola” è drammatica. Le temperature toccano picchi di 42 gradi e percentuali di umidità elevate che non fanno altro che esacerbare problematiche già note e ancora tristemente irrisolte: è questa l’ennesima denuncia di “Antigone Puglia” che, attraverso “gli occhi” dell’avvocato Davide Piccirillo e la mediatrice Elisa Cascione, descrive il degrado inaccettabile nella struttura con la conseguente compromissione dei basilari diritti e della dignità degli uomini reclusi, tra i quali, molti in attesa di giudizio e altri ancora per espiare pene di lieve entità. Per gli osservatori, alimentano un clima di per sé “infernale”: la carenza di docce; la schermatura alle finestre che di fatto limita il circolo d’aria; la scarsità delle aree verdi; l’oramai costante inutilizzo della sorveglianza dinamica.
“Risulta necessario dare una svolta per cambiare la situazione nella casa circondariale di Lecce, già in condizioni di sovraffollamento e d’inadeguatezza strutturale”: è l’appello dell’Associazione che da più di trent’anni si occupa di tutela dei diritti umani nel sistema penale e penitenziario. Insomma, è una storia dell’orrore quella raccontata dai due referenti locali: “Ci sono detenuti che vivono in celle troppo piccole, senza posto per contenere i tre occupanti che sono costretti così a trascorrere il tempo sui letti a castello, il più alto posizionato anche a 30 centimetri dal soffitto e in alcuni casi anche a 20 centimetri”.
A voler allargare lo sguardo, la situazione non è certo migliore nel resto del paese. Stando ai dati dipartimentali diffusi dal segretario regionale dell’Osapp (organizzazione sindacale autonoma della polizia penitenziaria) Damato Ruggiero, in dodici mesi, dal 30 giugno del 2023 al 20 giugno del 2024, la popolazione detenuta è cresciuta di circa 4mila unità, portando a un tasso di affollamento del 120 percento sulla capienza regolamentare e del 129,3 percento sulla capienza regolamentare effettivamente disponibile (al netto delle sezioni e delle stanze in manutenzione ordinaria e/o straordinaria rese inagibili anche da vari disordini e rivolte). “Tali condizioni possono alimentare gesti estremi di disperazione come i suicidi, piaga oramai endemica del nostro sistema penitenziario” hanno tuonato Piccirillo e Cascione.
Secondo le cifre rese note da Antigone, dopo il 2022, l’anno da record, con 85 suicidi accertati nelle carceri d’Italia, il 2023 e il 2024 continuano a registrare numeri impressionanti: nello scorso anno sono state almeno 70 le persone che si sono tolte la vita e, in neppure sette mesi di quello in corso, sono già più di 50 (per la precisione 56 a oggi, 21 luglio).
Alcune soluzioni possibili - Secondo Piccirillo e Cascione, alcune situazioni potrebbero essere compensate da interventi minimi di risanamento e fornitura di dotazioni essenziali: “Nell’immediato, l’amministrazione penitenziaria potrebbe dotare tutte le celle almeno di un ventilatore, e attrezzare con condizionatori d’aria, quantomeno le salette di socialità per mitigare gli effetti infernali delle temperature alte che rendono rarefatta e malsana l’aria che si respira”.









