Corriere del Mezzogiorno, 29 maggio 2026
Con il regista napoletano anche Paul Cocian, vera colonna della Compagnia della Fortezza. C’è un cortocircuito potente nel fatto che lo spettacolo Fame tratto dal romanzo di Knut Hamsun abbia preso vita dentro un carcere. Non solo perché il lavoro del premio Nobel norvegese racconta una prigionia interiore fatta di miseria e smarrimento. Ma anche perché Armando Punzo, leone d’oro alla carriera nel 2023 alla Biennale teatro di Venezia, ha scelto di portare questa storia proprio là dove il confine tra reclusione e libertà si fa più drammaticamente visibile.
Infatti oggi alle 16.30, nella sala teatro della Casa Circondariale di Lecce, nell’ambito della rassegna “Dentro, il teatro” promossa dall’Accademia Mediterranea dell’Attore diretta da Franco Ungaro, lo spettacolo incontra un altro luogo di detenzione dopo il Carcere di Volterra, dove il progetto è nato e dove Punzo ha fondato nel 1988 la Compagnia della Fortezza. E il parallelismo non è soltanto geografico o simbolico. È il cuore stesso dell’operazione artistica, firmata da Punzo alla drammaturgia e alla regia per l’interpretazione di Paul Cocian e realizzata dalla Fortezza con la Fondazione Teatro Toscana.
Da una parte c’è il romanzo che alla fine dell’Ottocento impose Hamsun come una delle voci più rivoluzionarie della letteratura europea, con la discesa febbrile di un giovane scrittore nei territori della fame e della follia. Dall’altra c’è l’esperienza della Fortezza, che ha fatto del carcere non un tema sociale da rappresentare, ma uno spazio da oltrepassare attraverso l’arte. Punzo lo ha sempre detto con chiarezza: “Diffido della parola “salvezza” perché mette davanti l’aspetto sociale”. Infatti, la sua non è mai stata una pedagogia del recupero.
Quando entrò nel carcere di Volterra, dopo l’esperienza con il gruppo Avventura legato al teatro di Grotowski, cercava un’allegoria. “Un giorno ho alzato lo sguardo e sono rimasto folgorato dalla metafora della prigione nella quale tutti noi siamo rinchiusi”. Ed è precisamente qui che Fame incontra la storia della Fortezza. Nel romanzo di Hamsun la fame non è soltanto privazione materiale. È il desiderio feroce di diventare sé stessi fino in fondo. Il protagonista, scrittore orgoglioso, disperato e incapace di adattarsi, rifiuta il compromesso con il mondo, scegliendo una forma estrema di autoesclusione. La sua è, infatti, una fame che sta sospesa tra vita e morte, tra la perdita di un’identità uniformata e la nascita di un altro sé possibile.
Tuttavia, Punzo legge Hamsun andando oltre la dimensione autobiografica e naturalistica del testo. Perché per lui il romanzo Fame (che racconta di aver letto tutto d’un fiato) parla dell’”umanità che desidera vivere il suo principio vitale, che supera il principio di morte, che non accetta l’arrendevolezza che caratterizza gli uomini non affamati di vita”. E non stupisce che a incarnare questo viaggio sia Paul Cocian, uno degli attori più importanti della Fortezza e collaboratore strettissimo di Punzo negli ultimi sei anni di attività del gruppo.
La sua presenza sulla scena aggiunge allo spettacolo una stratificazione ulteriore. Cocian, che da ottobre 2024 è uomo libero, oggi lavora agli scavi dell’anfiteatro romano di Volterra, ma continua ogni pomeriggio a rientrare in carcere per proseguire il lavoro con la compagnia. Un movimento quotidiano tra dentro e fuori che sembra la materializzazione concreta del teatro immaginato da Punzo, un luogo dove i confini fisici non coincidono più con quelli dell’identità.
Del resto, la Compagnia della Fortezza ha costruito negli anni un’esperienza unica al mondo. Fondata da Punzo attraverso l’associazione Carte Blanche, ha imposto una linea artistica rigorosa: lavoro continuo con i detenuti e centralità assoluta dell’esito teatrale. Dal 1993 gli spettacoli hanno iniziato a uscire dal carcere. E dal 2003 l’attività teatrale è stata riconosciuta come lavoro vero e proprio, permettendo agli attori detenuti di andare in tournée senza permessi-premio. Nel 1994 nasceva, inoltre, il Centro Europeo Teatro e Carcere, con l’ambizione visionaria di creare il primo teatro stabile in carcere del mondo. Un’esperienza che ha influenzato le politiche culturali e detentive internazionali, fino al progetto “Per aspera ad astra”, capace di coinvolgere numerose realtà italiane, compreso l’Istituto minorile Fornelli di Bari con il lavoro del Kismet. E oggi, a Volterra, è in cantiere persino un teatro stabile. Lo ha progettato l’architetto Mario Cucinella, rendendo realtà l’utopia artistica.










