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di Annibale Gagliani

Corriere del Mezzogiorno, 2 ottobre 2025

Eduardo De Filippo legava inscindibilmente il proscenio all’esistenza: “Lo sforzo disperato che compie l’uomo nel tentativo di dare alla vita un qualsiasi significato è teatro”. Lo stesso sforzo cesellato dalle detenute della casa circondariale Borgo San Nicola, a Lecce, con un progetto di teatro sociale d’arte: “Bellezza mia - Anatomia tragicomica della vita delle ragazze”. Un percorso di drammaturgia collettiva, interculturale, intergenerazionale, rivolto alla sezione femminile del penitenziario e a donne under 25 interessate alla recitazione.

Le attività, costruite dalle attrici Carmen Ines Tarantino e Benedetta Pati (Factory Compagnia Transadriatica, realtà ideatrice del progetto), hanno come obiettivo la decostruzione degli stereotipi e la sensibilizzazione contro le discriminazioni di genere, attraverso la stand-up comedy, il teatro di figura e le clownerie. Un viaggio artistico progettato col sostegno della Regione Puglia, dell’Università del Salento, del Polo Bibliomuseale di Lecce e dell’Associazione Antigone Puglia.

Le partecipanti al percorso incontreranno nei prossimi mesi docenti d’eccezione: Simonetta Musitano, attrice e comica transgender, protagonista della queer comedy italiana, arrivata alla ribalta nazionale grazie al programma televisivo Propaganda Live, su La7; Daria Paoletta, attrice e fondatrice della Compagnia Burambò di Foggia, voce autorevole del teatro di figura e narrazione, pluripremiata per le sue attività dal forte impatto sociale; Luca Pastore, attore della Compagnia Factory, talento del teatro di ricerca e delle clownerie. Le lezioni si svilupperanno all’interno del carcere e in spazi significativi della città, con laboratori immersivi e incontri pubblici, che permetteranno un intenso scambio insieme alla comunità salentina. La narrazione dei passaggi chiave avverrà sui profili social di bellezzamialecce e della Compagnia Factory.

La struttura del corso prevede l’attraversamento, come nella poetica delle stagioni, delle diverse fasi di vita della donna: dall’infanzia all’anzianità, nell’ottica del rovesciamento dei ruoli sociali imposti, per provare a comprendere i desideri, le pulsioni e i sentimenti umani. Il progetto pone l’attenzione su uno dei concetti più luminosi di Fëdor Dostoevskij, immerso nel suo Delitto e castigo - in merito a una questione sempre attuale: “Il grado di civilizzazione di una società si misura dalle sue prigioni”.