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di Francesco Oliva

La Repubblica, 11 febbraio 2025

Aperta un’inchiesta per omicidio colposo a carico di ignoti per far luce sul decesso di Massimo Calò, detenuto a Borgo San Nicola a Lecce. La cognata: “Stava male ma non sono stati disposti accertamenti finché due giorni dopo non è svenuto. Ma era troppo tardi”. Detenuto cade dal letto e riporta un ematoma in testa ma il medico del carcere non dispone alcun accertamento. Giorni dopo sviene e, solo a quel punto, viene ricoverato in ospedale dove, però, muore mercoledì 4 febbraio. C’è un fascicolo di indagine avviato dalla magistratura salentina per fare luce sulle cause e accertare eventuali responsabilità sul decesso di Massimo Calò, leccese di 53 anni non ancora compiuti, detenuto nel carcere di borgo “San Nicola”.

“Non si può morire per un ematoma in testa - dichiara a Repubblica la cognata - vogliamo capire se ci sia stata qualche superficialità nell’assistenza e nelle cure. Perché Massimo - si domandano i familiari - non è stato sottoposto prontamente ad alcuni accertamenti che avrebbero potuto salvargli la vita?”. Calò si trovava detenuto per una rapina compiuta il 23 dicembre 2021 ai danni di un anziano a Lecce. E stava finendo di scontare la condanna a 4 anni diventata, nel frattempo, definitiva. Il fine pena, infatti, era previsto fra pochi mesi. “In carcere non aveva mai dato alcun tipo di problema - spiegano i familiari - e non vedeva l’ora di ritornare in libertà e poter così riabbracciare l’amata figlioletta”.

Agli inizi di gennaio, però, Calò rimane vittima di un incidente: cade dal letto e sbatte la testa per terra. Viene così portato in infermiera per sottoporsi a un consulto. “Qui un medico - racconta sempre la cognata - visita Massimo ma, a nostro avviso, avrebbe sottovalutato la gravità dell’incidente. Non viene disposto alcun accertamento, come una Tac, e mio cognato viene rimandato in reparto con un ematoma interno”. Calò, però, continua a non stare bene.

Lamenta, in particolare, forti dolori in testa. Due giorni dopo, il detenuto accusa un malore. Perde i sensi, cade a terra, e interviene un’ambulanza. “Che - racconta la cognata - arriva dopo un paio di ore. Il personale del 118 rileva un’emorragia interna e Massimo viene accompagnato all’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce”. Da subito le condizioni del detenuto sono giudicate gravissime.

L’ematoma, infatti, ha provocato danni irreversibili e Calò si spegne nel reparto di Rianimazione, dove era ricoverato da settimane, mercoledì 4 febbraio. Rabbia e sconcerto tra i familiari che hanno deciso di formalizzare una denuncia. E la pm Maria Grazia Anastasia ha aperto un fascicolo d’indagine con l’accusa di omicidio colposo al momento a carico di ignoti. Nella giornata di mercoledì 12 febbraio è fissata l’autopsia sul corpo dell’uomo affidata al medico legale Alberto Tortorella. Sarà un primo passaggio fondamentale per dare le risposte che attendono i familiari “perché - dicono - non si può morire a quell’età per un ematoma in testa”. “La situazione all’interno del carcere di Lecce - commenta l’avvocata Maria Pia Scarciglia, Presidente di Antigone Puglia - non è più esplosiva ma è esplosa. Pochi giorni fa, abbiamo sfiorato i 1300 detenuti. Ci sono tanti detenuti che aspettano visite, interventi chirurgici anche gravi da tempo. È ormai chiaro - sbotta l’avvocato - che il sistema è collassato”.