lecceprima.it, 14 dicembre 2025
Dopo i due decessi in pochi giorni, visita del deputato dem Claudio Stefanazzi a Borgo San Nicola. La stoccata al governo: “Strategie punitive, nessuna volontà di agire”. Fuori, presidio di volontari. L’idea per la formazione: detenuti Oss con titolo spendibile una volta usciti. I volontari in presidio. Due suicidi in pochi giorni. È questo il drammatico bilancio che ha riacceso i riflettori sul penitenziario di Borgo San Nicola. Un’emergenza denunciata dal Sappe, sindacato della polizia penitenziaria, e che ha spinto il deputato leccese del Partito democratico Claudio Stefanazzi a effettuare una visita ispettiva d’urgenza nella struttura.
Accompagnato da Alberto Fedele, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl di Lecce, e da Davide Piccirillo dell’associazione Antigone, Stefanazzi ha attraversato i corridoi di un carcere dove la tensione è palpabile, mentre all’esterno un presidio di volontari che operano nella struttura manifestava solidarietà e preoccupazione. “Di carcere non si può morire”, recitava uno striscione, accompagnato da decine di cartelli stretti nelle mani dei singoli volontari, incentrati sui diritti e sulle condizioni in cui versano i detenuti.
Le parole del deputato dem, all’uscita dalla visita, restituiscono la fotografia di un sistema al collasso. Non si tratta solo delle note carenze strutturali, ma di un cedimento emotivo e professionale che coinvolge tutti. “Ogni volta che vengo qui, il livello di scoramento aumenta perché le situazioni si incancreniscono”, ha dichiarato Stefanazzi. “Nonostante il lavoro straordinario dell’amministrazione penitenziaria e degli operatori, c’è un problema cronico di mancanza di personale e un sovraffollamento ormai endemico”.
Il dato più allarmante rilevato durante questa ispezione, rispetto al passato, riguarda proprio il morale del personale: “Questa volta ho notato scoramento anche negli operatori. Mentre le volte scorse avevo riscontrato la voglia di reagire, ora la difficoltà di avere rapporti con il Dap e con il ministero sta diventando un problema. I problemi sono tanti, ma le risposte non arrivano”.
Il focus della visita si è spostato inevitabilmente sull’emergenza sanitaria e psichiatrica, un fronte caldo dove “gli operatori sono pochi e disperati perché fanno un lavoro oggettivamente immane”. Tuttavia, dal confronto con la direzione e l’Asl è emersa una proposta concreta. “La direttrice (Maria Teresa Susca, ndr) mi ha sottolineato che utilizzano già dei detenuti per fare attività di assistenza e caregiving agli altri reclusi”, spiega Stefanazzi. “Abbiamo preso l’impegno di organizzare un corso per operatori socio sanitari destinato proprio a loro. Cerchiamo di unire le due cose: coprire una necessità interna e consentire a queste persone, una volta fuori, di avere un titolo spendibile”.
L’accusa politica: “Una strategia punitiva” - Sul fronte delle soluzioni legislative al sovraffollamento, l’analisi del deputato è impietosa verso l’attuale governo. Secondo Stefanazzi, l’immobilismo delle istituzioni romane non sarebbe casuale. “In questo momento è chiaro che non c’è alcuna volontà di fare nulla”, attacca il parlamentare. “È evidente che è una strategia, non può essere semplicemente sciatteria. C’è una strategia precisa: quella di avere un atteggiamento punitivo che serva come esempio”.
Una linea dura che, secondo Stefanazzi, finisce per colpire paradossalmente anche gli agenti: “La condizione carceraria mette nella stessa posizione agenti e detenuti. Il personale è in una sofferenza estrema e ho riscontrato una rassegnazione rispetto all’impossibilità di ricevere risposte. Il ministero non capisce che il tema non riguarda solo la disperazione dei detenuti, che sfocia in atti di autolesionismo, ma la tenuta stessa del sistema”.









