di Francesco Oliva
La Repubblica, 25 ottobre 2023
È accaduto nella casa circondariale di Lecce dove un senza fissa dimora è detenuto per piccoli reati: “Zair è il suo unico amico”. Un cane come unico compagno di vita. Poi l’arresto per reati di poco conto. Il carcere, la solitudine e nessun parente o un amico dietro il vetro della sala colloqui. Ci sono storie che meritano di essere raccontare per comprendere ancora meglio il mondo della detenzione che, nell’immaginario collettivo, è solo un luogo di isolamento e di esclusione.
La Casa Circondariale di Lecce ha avviato da tempo un importante lavoro di rieducazione sociale, che ha come fine ultimo quello che la pena dovrebbe sempre comprendere: ossia recupero e accoglienza. Ebbene, da oltre un anno nel carcere di Borgo San Nicola è detenuto un uomo che ha sempre vissuto in solitudine e senza fissa dimora.
L’unico suo vero compagno era Zair, l’amico a quattro zampe con cui insieme era solito passeggiare per le vie di un borgo salentino. Dopo una detenzione di oltre 12 mesi, non avendo mai ricevuto visite, conoscendo la grande rilevanza al mantenimento delle relazioni personali e affettive pregresse, la dottoressa Monica Rizzo ha disposto un incontro tra l’uomo ed il suo affetto più caro, grazie anche alla sensibilità dimostrata dalla direttrice, Maria Teresa Susca.
L’evento si è svolto all’interno del carcere: nello specifico in un roseto creato e accudito da un detenuto, dove si avverte un’aria di serenità e di grande cura. “Tutto questo - fanno sapere dal carcere - ci fa ben sperare che l’importanza che si da all’individualizzazione del trattamento detentivo sia il punto di forza per la rieducazione dei detenuti.
Tale trattamento è l’unico in grado di rispondere ai particolari bisogni della personalità di ciascun soggetto, ancora più efficace se si dà particolare attenzione al modo in cui il soggetto ha vissuto, alla sua storia specifica, al suo vissuto familiare. Maggiormente vicini ci si pone al condannato più efficacemente si può attivare un processo di valorizzazione della sua individualità, in un’ottica di responsabilizzazione e di rieducazione”.










