Gazzetta del Mezzogiorno, 16 luglio 2026
Un detenuto di 35 anni, salentino, è morto oggi nel carcere di Lecce per sospetta overdose. A denunciarlo è il Sindacato polizia penitenziaria (Spp), secondo il quale si tratta della terza vittima per droga, dopo quelle registrate fra aprile e maggio scorso, all’interno dello stesso istituto penitenziario. Per il segretario generale, Aldo Di Giacomo, l’episodio rappresenta “la tragica conferma di quanto denunciamo da tempo: la droga circola in grandi quantitativi specie nelle carceri pugliesi, siciliane, lombarde e campane. I tossicodipendenti, più di 20mila detenuti con problemi di dipendenza secondo l’ultima rilevazione statistica del dicembre 2025, rappresentano il 32% del totale e muoiono con maggiore frequenza in carcere rispetto ai decessi che avvengono fuori”.
“Gli istituti penitenziari - aggiunge il sindacalista - sono diventati le più grandi ‘piazze di spacciò nel Paese. Noi da tempo abbiamo messo in guardia sul nuovo corso della ‘mafia 2.0’, che non è possibile contrastare con l’assunzione di poche decine di agenti penitenziari”. Per Di Giacomo “non per tutti i detenuti l’approvvigionamento di droga è complicato: i boss e quanti dispongono di aiuti all’esterno sono privilegiati e usano le droghe per ricattare. Una situazione che ha superato ogni limite al punto che alcuni istituti per ‘trafficò superano persino le piazze di spaccio di grandi città”. “La proposta del ministro Nordio di coinvolgere il mondo delle comunità per ridurre il sovraffollamento degli istituti penitenziari - conclude il sindacalista - per quanto riguarda i detenuti che devono scontare gli arresti domiciliari ma non hanno un proprio domicilio e quelli tossicodipendenti, non può avere alcun effetto tenuto conto che sinora quelli affidati a comunità sono poche centinaia e non possono essere più numerosi”, per questo è necessario “un piano straordinario mettendo in campo innanzitutto personale medico e paramedico specializzato”.










