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di Francesco Oliva

La Repubblica, 15 febbraio 2024

Ennesimo suicidio nel carcere di Lecce. Il terzo in cinque mesi. Un detenuto di 45 anni, originario della provincia di Taranto, si è tolto la vita nella mattinata di mercoledì 14 febbraio all’interno della sua cella nell’istituto penitenziario di Borgo San Nicola. È accaduto durante il cambio turno quando gli agenti della Polizia penitenziaria in servizio nella Prima sezione del padiglione circondariale C2, hanno fatto la tragica scoperta, lanciando immediatamente l’allarme. Nonostante gli sforzi profusi, non si è potuto fare nulla per salvare la vita del detenuto, che era già deceduto al momento dell’arrivo dei soccorritori. L’uomo lavorava in carcere ed era già seguito dai medici della struttura per i suoi problemi psichiatrici.

La salma è stata trasferita presso la camera mortuaria del Vito Fazzi dove, nella giornata di venerdì, verrà eseguita l’autopsia così come disposto dal pm di turno, Alberto Santacatterina. “È accaduto, mestamente, ancora una volta che una vita consegnata nelle mani dello Stato per essere rieducata e per scontare degnamente la propria pena detentiva, si perda per l’ennesimo suicidio avvenuto dietro le sbarre - commenta il segretario regionale Osapp, Ruggiero Damato - e il suicidio di una persona in carcere, è la sconfitta del sistema penitenziario e dello Stato, ma non per colpa di donne e uomini della polizia penitenziaria ma per i mancati interventi, riforme e incremento di mezzi e uomini che sono allo stremo delle forze con turni che variano dalle 9 alle 12, sino alle 14 ore consecutive. E alle prese con la mancanza di educatori, psichiatrici, differenziazione dei circuiti in base all’età, alla pena e ai reati commessi, e tutto ciò, a nostro parere, rende invano il sistema carcere”.

“Per cui c’è bisogno - conclude Damato - di una revisione e riorganizzazione e riforma del sistema, tenendo conto delle continue denunce che pervengono dal sindacato di polizia penitenziaria, abbandonando demagogia e slogan da parte della politica e dei vertici del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria”. Valutazioni che alla luce degli ultimi due episodi nel giro di 24 ore (un altro detenuto, in semilibertà, ha deciso di farla finita a Pisa), hanno visto prendere una nuova posizione anche da parte della segretaria generale della Uilpa Polizia Penitenziaria.