di Francesco Oliva
corrieresalentino.it, 16 marzo 2025
I familiari: “Vogliamo capire come è potuto accadere”. Giovane detenuto, di appena 30 anni, muore per un infarto. La vittima è Cosimo Giorgino, originario di Casarano. Purtroppo due giorni fa ha accusato un malore nel carcere di borgo “San Nicola”. La disperata corsa in ospedale, il ricovero, il tentativo, rivelatosi infruttuoso dei medici, di salvargli la vita. E ora i familiari voglio avere delle risposte e capire se Cosimo poteva essere salvato e se in carcere sia stato seguito con le doverose attenzioni. Dietro le sbarre seguiva una terapia di farmaci. Ed era anche tanto ingrassato. Giorni prima aveva confidato, nel corso di un colloquio, che gli stessi medici gli avevano parlato di un quadro clinico poco rassicurante e che si sarebbe dovuto sottoporre ad una serie di accertamenti. Le sue parole sarebbero state chiare: “Mi hanno detto che sono a rischio infarto”. Due giorni fa il malore. Nonostante i soccorsi siano stati tempestivi, una volta arrivato al Vito Fazzi, è spirato poche ore dopo.
La salma è stata trattenuta presso la camera mortuaria dell’ospedale del capoluogo salentino. Gli inquirenti, già nella giornata di domani, dovrebbero disporre accertamenti medico-legali nonostante ancora non sia stata depositata una formale denuncia. Il giovane era detenuto da tempo: il 4 ottobre del 2023 si presentò presso la caserma dei carabinieri di Casarano dopo alcuni giorni in cui si era reso irreperibile, destinatario di una misura cautelare per una rapina presso la tabaccheria “Cesarino Shop”, avvenuta in corso XX Settembre, a Casarano, terminata peraltro con il ferimento del proprietario che aveva tentato di opporsi, e di numerosi furti compiuti nel centro abitato del paese.
“Oggi piangiamo un ragazzo di 30 anni, morto in carcere per un attacco cardiaco, giunto sì, ancora vivo, presso il Vito Fazzi due giorni or sono, ma in condizioni così disperate che ogni terapia è risultata, poi, di fatto, vana - commenta l’avvocato Luca Puce - lo piangiamo noi e lo piange la sua famiglia, moglie e figlio di neppure due anni; un ragazzo, che non più tardi di dieci giorni fa, mi confidava, nel corso di un colloquio, che gli era stato rappresentato, a chiare lettere dal personale sanitario, che era a rischio infarto. Quanto accaduto, quindi, purtroppo, non può essere ricondotto, in via esclusiva, a tragica fatalità, ma è anche il risultato di un “sistema carcere”, che, evidentemente, non funziona, che fa acqua da tutte le parti e non certamente per mancanza di professionalità in capo a chi, con tanti sforzi, nelle più svariate vesti, ci lavora all’interno, ma semplicemente per carenza di personale, di mezzi, di investimenti adeguati” prosegue l’avvocato.
“Voltaire, già nel 1700, scriveva “non fatemi vedere i vostri palazzi ma le vostre carceri, poiché è da esse che si misura il grado di civiltà di una Nazione”. Del carcere, pochi parlano, una sparuta minoranza, si ha paura e si tende con molta facilità ad ignorarlo; invece, bisogna comprendere che l’idea generale di esso come luogo di contenimento, quasi di parcheggio coatto, di autori di reato, potenzialmente, pericolosi, perché dediti a delinquere, è sbagliata. E chi ci governa, - conclude il legale - questo, finalmente, dovrebbe capirlo ed iniziare ad affrontarlo con la dovuta serietà e non limitarsi, come spesso accade, a trattarlo come slogan nell’imminenza di questa o quella campagna elettorale”











