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di Francesco Oliva


Corriere Salentino, 4 dicembre 2020

 

Due medici del carcere di Borgo "San Nicola" condannati per la morte del detenuto Donato Cartelli, 59enne originario di Uggiano La Chiesa, deceduto dietro le sbarre per un'ulcera gastrica. Il gup Carlo Cazzella, al termine del processo con rito abbreviato, ha inflitto 4 mesi di reclusione ai due sanitari con l'accusa di responsabilità colposa in ambito sanitario.

Verdetto assolutorio per non aver commesso il fatto è stato emesso per un terzo medico. La sentenza contempla anche una provvisionale immediatamente esecutiva di 5mila euro e il resto del risarcimento da quantificarsi in separata sede per i familiari della vittima. "È stato come aver scalato una montagna" commenta l'avvocato Andrea Conte, legale dei parenti di Cartelli, "ma la soddisfazione maggiore è che è stato stabilito un minimo di risarcimento morale per le lacune evidenziate dal sistema sanitario carcerario per un decesso causato da un'ulcera gastrica"

La vicenda giudiziaria, lunga e complessa, venne avviata dopo la denuncia dei familiari del 59enne. Dietro le sbarre Cartelli stava scontando una condanna a nove anni di reclusione per reati contro la persona. Il detenuto non aveva mai lamentato alcun problema di salute "dal 2011 quando era entrato in carcere" precisa l'avvocato Conte. E ai familiari non aveva riferito di alcun malanno. Anzi, nel corso dei colloqui, avrebbe sempre rassicurato i propri familiari augurandosi di poter beneficiare della liberazione anticipata alla luce della buona condotta tenuta dietro le sbarre. Il decesso si concretizzò nel rapido volgere di poche settimane dopo alcuni problemi di stomaco e cali di pressione.

Il pubblico ministero Francesca Miglietta, sulla scorta degli esiti della perizia medica della dottoressa Gabriella Cretì nominata in sede di incidente probatorio, chiese l'archiviazione del procedimento. Dopo l'udienza camerale in cui venne discussa l'opposizione avanzata dal legale dei familiari di Cartelli, il gip Edoardo D'Ambrosio dispose l'imputazione coatta di tutti e tre i medici. Secondo il giudice, nel corso della prima visita del 20 gennaio 2016, il medico non avrebbe disposto un'ecografia senza informare il paziente dei rischi a cui in cui sarebbe incorso se non avesse effettuato l'esame nonostante nei giorni successivi i dolori addominali persistessero. E nonostante per il gip i tre medici (che hanno tenuta in cura Cartelli) avrebbero avuto l'obbligo di fornire un'adeguata informazione sulle conseguenze delle proprie scelte al detenuto "soggetto in tutto e per tutto alle cure dello Stato".

Gli altri due medici si sarebbero limitati nelle visite del 13 e 19 febbraio a prescrivere terapie generiche (un antidolorifico e un lassativo e un vasopressore) nonostante si trovassero di fronte ad un quadro cardiocircolatorio estremamente grave (pressione arteriosa pari a 80/60) e senza disporre un'ecografia o un ricovero.

Il secondo medico, infine, dopo aver visitato il paziente il 18 febbraio nonostante un quadro cardiocircolatorio particolarmente grave e preoccupante avrebbe prescritto al detenuto l'assunzione per via orale di un vasocostrittore senza procedere al ricovero o a una nuova rivelazione della pressione arteriosa nelle sette ore successive che avrebbe consentito di accertare un quadro di anemia acuta, sintomo di un sanguinamento digestivo in atto. Prologo al decesso da cui è partita l'inchiesta sfociata dopo quattro anni nella condanna di due dei tre medici difesi dagli avvocati Vincenzo e Antonio Venneri, Vincenzo Perrone e Mario Ingrosso. Fra 60 giorni si conosceranno le motivazioni.