di Francesco Oliva
La Repubblica, 12 dicembre 2023
Patrizio Simone è stato ricoverato per due mesi per le conseguenze di una febbre molto alta. Aveva problemi di dipendenza da alcol e nell’istituto penitenziario era stato sottoposto a cure di cui la famiglia non era stata informata: la loro denuncia ha fatto aprire un’inchiesta. Si spegne in una stanza d’ospedale dopo due mesi di ricovero per le complicanze causate da una febbre alta. C’è un’inchiesta sulla morte di Patrizio Simeone, detenuto di Francavilla Fontana (popoloso comune in provincia di Brindisi), deceduto a 43 anni a metà ottobre nel reparto di rianimazione dell’ospedale di Casarano. Lì dove era arrivato in condizioni già piuttosto critiche direttamente dal carcere di Lecce. E proprio il penitenziario di Borgo San Nicola è finito nell’occhio del ciclone della Magistratura dopo la denuncia dei familiari della vittima.
“Chiedono solo giustizia e capire come sia potuto succedere che un detenuto arrivasse in ospedale con oltre 40 di febbre” spiega l’avvocato della famiglia Michele Fino. Nel registro degli indagati la pm presso la Procura di Lecce, Maria Consolata Moschettini, ha iscritto i nomi di cinque medici in servizio presso il penitenziario del capoluogo salentino con l’accusa di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario: seguivano il detenuto affetto da una dipendenza all’alcol. Nella giornata di lunedì 11 dicembre nel cimitero di Francavilla si è proceduto con la riesumazione della salma in vista dell’esame autoptico affidato al medico legale Roberto Vaglio (affiancato dai consulenti di parte). Simeone, negli ambienti della criminalità locale, era conosciuto con il nomignolo di “Serpico”.
Nel lontano 2005 si rese responsabile di una evasione dalla comunità terapeutica in cui stava scontando una condanna per tentata rapina e duplice tentato furto aggravato. Nel carcere di Lecce doveva espiare una sentenza diventata definitiva a due anni di reclusione per una rapina nel proprio comune di residenza (vicenda per la quale venne arrestato). Dietro le sbarre era in cura per la sua dipendenza dall’alcol e assumeva una terapia farmacologica. Una prima problematica di salute era già stata segnalata nel mese di giugno ma “era stata superata - racconta l’avvocato della famiglia - senza però che nessuno dei parenti venisse informato dal carcere”.
Non è andata bene, invece, a fine luglio quando Simeone ha iniziato a stare male. Febbre molto alta (fino a 40°) e il detenuto è stato trasferito in ospedale. E la famiglia presentò una prima denuncia per lesioni personali aggravate. Per circa due mesi, Simeone è rimasto in terapia intensiva e, nonostante la professionalità dei medici, non è riuscito a superare questa seconda crisi e il suo cuore si è spento alla metà di ottobre.
“Non intendiamo colpevolizzare nessuno - ma vogliamo capire se il mio cliente è stato soccorso in tempo all’interno del carcere - racconta l’avvocato - sul tipo di farmaci che assumeva dietro le sbarre e come sia possibile che si possa morire per una febbre alta”. Per avere le prime risposte bisognerà attendere il deposito degli esiti della consulenza medico legale sulla scrivania della pm nei prossimi due mesi.










