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Corriere Salentino, 30 maggio 2026

“Sovraffollamento e poco personale”. La Garante dei diritti delle persone private della libertà personale, professoressa Maria Mancarella, lancia l’allarme dopo i tragici suicidi dei due giovani detenuti stranieri nel carcere di Lecce: “Sono una drammatica conferma della grave situazione che, ormai da mesi, vive la Casa Circondariale di Borgo San Nicola, una struttura tra le più sovraffollate d’Italia. 1.419 detenuti a fronte di 787 posti regolamentari, con un tasso di sovraffollamento del 180%; 578 operatori di polizia penitenziaria su un fabbisogno di 742.

Spesso nei diversi blocchi detentivi due soli agenti devono sorvegliare 270 ristretti in 4 sezioni diverse, poste su piani differenti, con gravi conseguenze sia in termini di disfunzionalità operative sia di carico di lavoro del personale, tutte difficoltà che ricadono drammaticamente sulla qualità della vita dei detenuti. Pochi operatori socioeducativi il cui organico, nominalmente al completo, risulta di fatto inadeguato a causa del grave sovraffollamento: nel carcere di Lecce ogni educatore ha in carico circa 110 detenuti, a fronte di una media nazionale di 1 educatore ogni 61 detenuti”.

Le cifre sono oggettive e dipingono un quadro sempre più allarmante: “Quando i detenuti aumentano e gli operatori restano gli stessi, il tempo dedicato a ogni singola persona si azzera - continua la Garante - I pochi educatori presenti, sopraffatti dagli impegni formali assolutamente necessari (senza le relazioni degli educatori, la Magistratura di Sorveglianza non può concedere misure alternative o permessi), fanno fatica ad ascoltare le persone. Tutto questo ha gravi conseguenze sulla vita delle persone recluse, soprattutto quando sono giovani e straniere. I due detenuti che si sono tolti la vita nel carcere di Lecce nel mese di maggio sono giovani, 26 e 35 anni, e stranieri, privi di un supporto familiare, a volte anche di quello amicale; sono persone tra le più vulnerabili all’interno del sistema carcerario, dove l’assenza di legami si trasforma in disperazione”.

È un tragico conteggio che impone una seria riflessione sulla situazione insostenibile in cui si trova Borgo San Nicola e in particolare sulle conseguenze di un sovraffollamento ormai cronico, che, accompagnato da una situazione sanitaria complessa e di difficile soluzione (la ASL di Lecce fatica a reperire professionisti disposti a lavorare in ambito penitenziario, i bandi ordinari emessi per la medicina interna e specialistica continuano ad andare deserti), genera gravi conseguenze sulla sicurezza e sui diritti fondamentali delle persone recluse.

“Il sovraffollamento esaspera le tensioni, riduce gli spazi vitali, trasformando l’istituto in un luogo dove la dignità e la salute fisica e mentale vengono costantemente messe a dura prova - spiega la Garante - La solitudine e l’assenza di prospettive in particolare dei detenuti stranieri. Si tratta sempre più frequentemente di persone giovani, isolati dal contesto sociale, senza una rete di supporto familiare e con barriere linguistiche e culturali, che vivono la reclusione con un senso di isolamento ancora più profondo.

La particolare vulnerabilità dei più giovani: la giovane età delle vittime interroga profondamente la società e le istituzioni sulla capacità del sistema penitenziario di farsi carico della fragilità. Il carcere dovrebbe avere una funzione rieducativa, ma quando la detenzione si riduce a mera afflizione e privazione dei diritti, abdicando al suo ruolo di reinserimento sociale, il carcere diventa un luogo di annientamento psicologico, trasformando la pena in una violazione del senso di umanità. Questi drammatici eventi non possono essere derubricati a tragiche fatalità, ma devono essere considerati un campanello d’allarme per l’intero sistema giudiziario e politico, che richiede interventi urgenti per decongestionare le strutture e potenziare l’assistenza medica e psicologica all’interno dei penitenziari”.