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di Gianfranco Lattante

Gazzetta del Mezzogiorno, 23 gennaio 2023

La denuncia: “Intervento in ritardo nonostante i detenuti battessero sulle sbarre”. Morto un 42enne di Taranto che fra pochi giorni sarebbe tornato in libertà. Un detenuto muore in cella. Forse per infarto. Ma si sospettano ritardi nei soccorsi. Tanto che gli altri ospiti della sezione, la R1 della casa circondariale di Lecce, avrebbero cominciato a battere sulle sbarre per sollecitare l’intervento del personale. Intanto i familiari presentano una denuncia e si muove anche Antigone, l’associazione “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”. Il caso è all’attenzione della Procura che, nelle prossime ore, potrebbe disporre l’autopsia.

La vicenda, dunque, va ricostruita. Ci sta lavorando il sostituto procuratore Francesca Miglietta che dovrà fare luce sulle cause della morte di Francesco Novellino, 42 anni, di Taranto, che fra pochi mesi avrebbe finito di scontare la pena per fatti legati alla droga. Il detenuto era in una cella della sezione R1, in cui sono reclusi i detenuti comuni. L’altra sera avrebbe accusato un malore. Che sarebbe risultato fatale. E proprio l’infarto viene indicata come possibile causa della morte.

Ma cosa è avvenuto tra il momento in cui il detenuto si è sentito male e l’accertamento della morte? “Abbiamo ricevuto una segnalazione - spiega Maria Pia Scarciglia, avvocato e presidente Antigone Puglia - Ci è stato riferito che un detenuto della sezione R1, Francesco Novellino, si sentiva male e che il compagno di cella si è messo a gridare per richiamare l’attenzione del personale e degli altri detenuti. Non ci sarebbe stato alcun intervento immediato. E per sollecitare i soccorsi i detenuti avrebbero cominciato la battitura delle celle”.

Poi aggiunge: “Secondo la nostra segnalazione, nonostante le richieste di aiuto, l’intervento sarebbe giunto dopo un’ora circa e solo dopo altri 30 minuti sarebbe arrivata una dottoressa. Se è vero quel che ci dicono sono tempi tardivi rispetto alla problematica che ha colpito il detenuto. Chi l’ha visto dice che era diventato tutto nero. Non sono presenti da quello che ci è dato sapere i defibrillatori! È evidente che l’autopsia chiarirà le circostanze della tragedia”. L’associazione Antigone, adesso, attende i risultati dell’inchiesta giudiziaria. “Se dovessero venire fuori delle omissioni da parte dell’amministrazione penitenziaria valuteremo cosa fare”.

I familiari, come si diceva, hanno presentato direttamente una denuncia in relazione ai presunti ritardi. Sull’episodio interviene Ruggiero D’Amato, segretario regionale Osapp: “Quando un detenuto si sente male, nel carcere di Lecce riceve immediate cure. I ritardi sono dovuti a questioni logistiche e strutturali, legate al luogo in cui ci si trova. I tempi si potrebbero accorciare realizzando un pronto soccorso interno o una struttura di pronto intervento. Esprimo - aggiunge - cordoglio alla famiglia perché la perdita di una vita umana prescinde da tutto”. Ma il sindacalista torna, poi, sul padre di tutti i problemi della Casa circondariale di Lecce: “C’è carenza di personale di polizia penitenziaria. A Lecce il personale ha una carenza di circa 200 unità e la cosa più preoccupante è che da oggi fino a dicembre 2024 andranno via 160 unità delle 570 presenti. Siamo alla vigilia di un collasso e nessuno fa nulla”.