di Francesco Oliva
La Repubblica, 26 gennaio 2025
Il 30enne, racconta la donna, è stato trasferito a Bari e dopo a Potenza. Sta scontando una pena di 2 anni e 2 mesi. In estate i primi sintomi, poi la diagnosi della malattia. “È giusto che sconti la pena, ma è disumano non aiutare chi ha un problema di salute”. “Mio figlio sta male. Ha contratto la scabbia in carcere ma non viene curato”. Il grido di aiuto è quello di Agnese, di Galatina (Lecce), madre di un detenuto 30enne, in carcere perché deve scontare una pena di due anni e due mesi per spaccio di droga. La donna non si dà pace da mesi. “È giusto che sconti la sua condanna”, precisa Agnese. Ma, aggiunge: “Mio figlio non dorme da mesi, soffre tanto. Non è giusto che una persona, anche se in carcere, debba stare così male. È disumano non aiutare chi ha un problema di salute”. Le condizioni di salute stanno peggiorando giorno dopo giorno.
Dal 16 dicembre 2023 fino al 7 agosto 2024 il 30enne è stato recluso all’interno del carcere di Lecce “proprio nel penitenziario di borgo San Nicola - racconta Agnese - a inizio estate ha iniziato ad accusare i primi sintomi: prurito intenso, eruzioni cutanee che pian piano si sono diffuse su tutto il corpo”. Il 7 agosto, poi, il ragazzo è stato trasferito nel carcere di Bari.
“Dopo pochi giorni la situazione è peggiorata notevolmente - ricostruisce Agnese - la diagnosi di scabbia è arrivata a fine dicembre quando è stato trasferito nell’istituto penitenziario di Potenza, ma in tutto questo lungo tempo non ha ricevuto alcuna cura”. Rabbia, dolore, frustrazione. “Nessuno sta prendendo provvedimenti, ho contattato tanti medici - dice - ma mi trovo con le mani legate perché mio figlio non sta seguendo una terapia precisa. Vorrei tanto far entrare in carcere un medico, per una visita accurata e sapere come sta veramente, non gli danno le medicine e le terapie adeguate”.










