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di Gaetano Gorgoni

Corriere Salentino, 30 settembre 2026

Aperta inchiesta per omicidio colposo. “Lasciato morire in una cella senza ricevere cure e assistenze”. Adelin Stanciu aveva soltanto 26 anni, compiuti il 5 agosto. Origini rumene viveva da tempo in Salento. “Un ragazzo sano e che non assumeva neppure un farmaco”. Poi il tracollo fisico. Improvviso e inatteso. Fino al decesso. Su questa tragedia avvenuta nel carcere di Lecce (uno dei penitenziari più affollati d’Italia) si addensano innumerevoli ombre. Il giovane dormiva, almeno così credevano gli agenti della polizia penitenziaria quando si sono affacciati nella sua cella nella mattinata del 23 settembre scorso. Ore dopo, a un secondo giro, gli agenti si sono accorti che il giovane non respirava più. Usava una stuoia per dormire. Non aveva neppure un letto e, quando è stato ritrovato ormai morto nella cella, era completamente nudo.

Immediata la segnalazione alla Direzione carceraria e un’informativa di routine è stata inoltrata in procura ma sulla morte del detenuto il suo avvocato, il legale Luigi Pennetta, vuole vederci chiaro. “L’ho visto per l’ultima volta una settimana prima del suo decesso - spiega al Corriere Salentino che svela i dettagli dell’inchiesta in anteprima - era denutrito e deperito. Non riusciva a deambulare ed è stato accompagnato in bagno con una sedia a rotelle.

Era irriconoscibile rispetto alla persona che avevo visto a fine luglio quando avevo avuto un precedente colloquio. È stato abbandonato - è lo sfogo dell’avvocato - lasciato morire. Ora vogliamo sapere perché. Era un ragazzo sano. Non aveva problemi. Ma quando l’ho visto per l’ultima volta sembrava un morto che camminava. Non riuscivo neppure a parlargli. Sembrava completamente assente. Mi è stato detto che non si alimentava neanche più regolarmente. È morto di inedia, di trascuratezza, di mancata assistenza. Perché? Come tutti i detenuti aveva una sola ossessione: quella di uscire dal carcere”.

La procura, con la pm Rosaria Petrolo, ha aperto un fascicolo d’indagine con l’accusa di omicidio colposo e disposto l’autopsia sul corpo del giovane che verrà eseguita nelle prossime ore dal medico legale Roberto Vaglio. Vogliono sapere anche la verità la mamma e la sorella di Stanciu che rimangono in costante contatto con l’avvocato direttamente dalla Romania dove vivono. Stanciu, invece, si era stabilizzato da tempo in Salento.

Il suo nome è noto agli archivi delle forze dell’ordine e dei giornali. Di lui si è parlato perché autore di un grave fatto di sangue: il 13 giugno 2025 ferì la compagna a colpi di forbice - dopo la decisione della donna di troncare la relazione - e la suocera. Finì dietro le sbarre ma prima di entrare in carcere fu costretto al ricovero di qualche giorno: dopo l’aggressione scivolò nel tentativo di scavalcare il balcone e, dopo un volo di diversi metri, rimase ferito. In ospedale venne raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di maltrattamenti in famiglia aggravati. Mesi dopo, il carico delle imputazioni si arricchì di un altro reato: tentato omicidio così come emerso da una consulenza del medico legale Alberto Tortorella eseguita sulle ferite riportate dalla compagna.

Per questo episodio - il 18 giugno - è stato condannato a 9 anni e 8 mesi di reclusione dal gup Marcello Rizzo al termine del processo in abbreviato. celebratosi. Per un periodo il giovane aveva ottenuto i domiciliari in una Comunità di Casarano “dove - ricostruisce il suo avvocato - avrebbe iniziato a comportarsi in modo strano perché, da quel che mi hanno raccontato gli operatori, rimaneva sotto il sole per ore. Agli inizi di luglio, poi, si è allontanato dalla struttura senza autorizzazione per raggiungere il pronto soccorso ritardando il rientro in comunità”. E a quel punto per il giovane si sono riaperte le porte del carcere dove è morto in modi e tempi su cui la magistratura ha deciso di accendere un faro.