di Francesco Oliva
corrieresalentino.it, 14 marzo 2020
Primo caso di contagio al Coronavirus nel carcere di Borgo "San Nicola". Una detenuta è risultata positiva al primo tampone e sarà a breve trasferita agli Infettivi del "Vito Fazzi". Si tratta di una 29enne, originaria di Melissano, arrivata nel Salento da poco.
Entrata il 7 marzo (con la figlia di 1 anno) dopo pochi giorni ha iniziato a manifestare i primi sintomi, febbre e tosse. E solo in quella occasione ha riferito di essere entrata in contatto con alcuni soggetti a loro volta residenti nelle zone "focolaio" della provincia milanese. Sono stati immediatamente allertati i servizi sanitari, intensificata la vigilanza medica ed ulteriormente innalzate tutte le misure di cautela nella gestione dei soggetti con sospetta infezione da Covid-19.
Nessun contatto, specifica in una nota la Direzione carceraria, è stato permesso alla detenuta con le altre recluse né prima l'insorgenza dei sintomi né dopo. Come prevede il protocollo è stata inizialmente trasferita nella Sezione nido.
Sottoposta al tampone, risultata positiva, è stata trasferita presso il reparto Malattie infettive del "Vito Fazzi" di Lecce, con la bimba a cui sarà effettuato il test. Da qualche giorno la direzione del penitenziario leccese sta provvedendo ad isolare i nuovi arrivati per 14 giorni in una sezione separata, mentre tutti i soggetti che evidenziano sintomi sospetti vengono trattati in osservazione in un altro reparto separato. Si attende l'effettiva positività dagli esiti del secondo tampone.
"Da quel che ci è dato sapere" commenta l'avvocato Maria Pia Scarciglia, presidente Associazione Antigone Puglia, "è il primo caso di contagio nelle carceri italiane. Le condizioni della donna sembrerebbero buone. Ci auguriamo che venga curata e monitorata con la giusta assistenza. La preoccupazione ora è su come verrà messa in quarantena l'intera sezione, quali persone cono state in contatto con questa donna, in particolare con tutti gli agenti di polizia penitenziaria".
Nei giorni scorsi le carceri italiane, potenziale focolaio di contagi, erano diventate delle polveriere con rivolte e sommosse anche piuttosto violente per ottenere l'amnistia, lamentando la paura del contagio del Coronavirus. In altri penitenziari, invece, la protesta è stata dettata da una serie di restrizioni ai colloqui con i parenti per combattere l'emergenza. Non sono mancati i morti come nel carcere di Modena dove sono deceduti 9 detenuti e 3 in quello di Rieti. A Foggia, invece, la rivolta è sfociata in un'evasione da film con decine e decine di detenuti fuggiti.
In molti sono stati rintracciati; altri si sono costituiti (come è accaduto per due salentini); altri ancora, infine, sono ancora ricercati. Dai tumulti il carcere di Borgo "San Nicola" è stato toccato solo marginalmente e nei giorni scorsi è stata anche annullata la manifestazione dei familiari dei detenuti recependo le direttive del decreto governativo "io resto a casa" ed evitando cosi affollamenti e proteste pericolose per la salute.
"Ancor prima delle rivolte" precisa l'avvocato Scarciglia, "i tribunali di Sorveglianza di Roma, Napoli, Bologna e Palermo sono al lavoro da poco tempo insieme a tutti gli operatori della giustizia e anche con i garanti territoriali per depositare le istanze di detenzione domiciliare per smaltire il carico di questi giorni in carcere.
Questo è sicuramente un lavoro che andava fatto già da prima ma si sta facendo adesso e lo accogliamo positivamente individuando i percorsi migliori della misura alternativa a quella detentiva per ogni detenuto. L'accelerata è arrivata dopo le rivolte e i vari tribunali stanno adottando le misure di semilibertà con la possibilità di passare la notte nei propri regimi senza tornare in carcere dopo aver espletato l'attività lavorativa".
E poi un messaggio alla politica: "Non si copra dietro alle rivolte che è stato un episodio gravissimo e da noi giudicato inaccettabile. Ora è il momento di fare delle scelte. bene l'apertura alle email, a skype ma bisogna sfoltire e consentire a chi è detenuto di uscire anche in semilibertà".










