lecceprima.it, 29 maggio 2026
È terminato ieri il processo finalizzato ad accertare eventuali negligenze nella morte di un detenuto, un 59enne di Bari, avvenuta il 2 marzo del 2021. La sentenza: “Il fatto non sussiste”. Si è chiuso ieri con un’assoluzione “perché il fatto non sussiste”, a fronte di una richiesta di condanna a un anno e mezzo, il processo a carico di Alessandra Moscatello, 62enne di Tuglie, imputata per la morte di un 59enne di Bari, detenuto del carcere di Borgo San Nicola, al tempo in cui era la direttrice sanitaria. A dare il via all’inchiesta fu la denuncia sporta dai familiari che lamentavano come pur avendo l’esame radiologico del torace, eseguito il 29 gennaio del 2020, sollevato la necessità di svolgere approfondimenti tramite la tac, quest’ultima fosse stata eseguita poco più di tre mesi dopo.
Un ritardo che, secondo l’accusa, non avrebbe consentito di appurare tempestivamente la diagnosi - un tumore al IV stadio ai polmoni e metastasi diffuse - e procedere per tempo alle terapie. Dopo vari ricoveri, chemio e radioterapia, il cuore dell’uomo cessò di battere il 2 marzo del 2021.
Nella richiesta di rinvio a giudizio della Procura, e che fu accolta nel marzo del 2024 dalla giudice Anna Paola Capano, si evidenziava, in particolare, la direttrice sanitaria avrebbe avuto, tra i suoi doveri, quelli di coordinare e controllare l’operato dei medici di sezione di turno che si erano succeduti nella cura del paziente. Le motivazioni della sentenza emessa dalla giudice Annalisa De Benedictis non sono ancora note, ma la difesa, rappresentata dagli avvocati Luciano De Francesco e Andrea Starace, ha cercato di dimostrare a dibattimento come l’imputata avesse rispettato i protocolli e i regolamenti interni e che il ritardo non fosse addebitabile alla direzione.










