di Veronica Valente
lecceprima.it, 22 giugno 2026
Due legali, due assistiti con gravi patologie, quattro giorni di sollecitazioni senza risposta. L’avvocata De Filippis e l’avvocato Caroli puntano il dito contro l’area sanitaria della casa circondariale di Borgo San Nicola, a Lecce. Tre detenuti in isolamento sanitario nella stessa cella, due dei quali con gravi patologie, insieme al compagno con sospetta tubercolosi. Separati solo alle 23 di venerdì 19 giugno, quando un medico chiamato d’urgenza mentre stava per andare via avrebbe disposto raggi e altre analisi urgenti. È l’avvocata Alessandra De Filippis del foro di Bari a ricostruire la vicenda nella sua interezza. Il suo assistito, 59 anni, originario di Supersano, cardiopatico e portatore di patologie che richiedono la somministrazione di farmaci salvavita, si trovava in isolamento sanitario dal 15 giugno insieme al detenuto con sospetta Tbc e a un terzo recluso.
A quest’ultimo, 52enne di Mesagne, diabetico, è invece l’avvocato del foro di Lecce Giorgio Caroli a fare da scudo. Entrambi i legali, nei giorni scorsi, hanno inviato sollecitazioni alla direzione e all’area sanitaria della struttura per avere delucidazioni. L’unico ufficio che, secondo De Filippis, ha inteso interloquire con lei è stato il Provveditorato regionale per la Puglia e la Basilicata, che ha inviato una nota alla direzione della casa circondariale chiedendo di verificare quanto segnalato e di garantire il diritto alla salute del detenuto.
Quattro giorni di silenzio - Caroli, in una pec inviata il 16 giugno alla direttrice e alla direzione sanitaria di “Borgo San Nicola”, segnalava che nel corso della stessa giornata non aveva potuto svolgere il colloquio difensivo con il suo assistito, posto in isolamento per “sospetta tubercolosi” di un compagno di cella. Nella pec il legale sottolineava che la scelta di isolare i tre insieme, pur prevenendo la diffusione del contagio nel resto dell’istituto, aumentava il rischio tra i soggetti posti in isolamento, e chiedeva che fossero collocati in luoghi separati. De Filippis aveva inviato una prima pec già il 16 giugno, un’altra il giorno seguente e infine, il 18 giugno, una diffida più articolata, indirizzata anche al ministro della Giustizia Carlo Nordio, coinvolgendo anche polizia e carabinieri per verificare eventuali profili penalmente rilevanti. Nella notte tra venerdì e sabato i tre detenuti sono stati finalmente separati.
Dopo la separazione - Secondo l’avvocata, restano aperte alcune questioni: sono state avviate bonifica dell’area e profilassi? Sono state disposte adeguate verifiche su chi possa aver avuto contatti con il contagiato? Insomma, le informazioni resterebbero sempre frammentate e le risposte difficili da ottenere. La direttrice del carcere Mariateresa Susca, contattata da Lecceprima.it, non ha rilasciato dichiarazioni in attesa di poter effettuare le verifiche del caso.
La punta di un iceberg - La vicenda non è, secondo l’avvocata De Filippis, che la punta di un iceberg. La legale segnala che altri suoi assistiti e clienti di colleghi attendono da mesi di essere trasferiti in ospedale per interventi o infiltrazioni prescritti - in un caso per un’ernia al disco - e che nel frattempo camminano con le stampelle o reggendosi al muro. Anche in queste situazioni, l’area sanitaria non risponderebbe.
Il nodo strutturale: il Dpcm del 2008 - Il nodo, per De Filippis, è strutturale. Le aree sanitarie delle carceri pugliesi, forti di un’interpretazione del Dpcm del 2008 - il decreto che ha trasferito la medicina penitenziaria alle Asl - non rispondono ai difensori né interagiscono con i detenuti-pazienti. Un comportamento che la legale definisce “palesemente in violazione di qualsiasi norma di legge” e che a suo avviso configura una omissione di atti d’ufficio. A ciò si aggiungerebbe, secondo quanto indicato nella diffida, la mancanza di un direttore sanitario stabilizzato e la carenza di medicine e strumenti per effettuare analisi.










