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lecceprima.it, 30 giugno 2026

A tredici giorni dalla prima segnalazione dell’avvocata De Filippis, il detenuto cardiopatico è ancora in quarantena e non sa niente dei suoi esami. La legale invia una seconda diffida e chiede alla magistratura un intervento urgente. Tredici giorni dal primo contatto con il detenuto con sospetta tubercolosi, e ancora nessuno gli ha detto come sta. Gli esami del sangue sono stati eseguiti il 22 giugno, i raggi ai polmoni il 24: ma al 28 giugno nessun risultato sarebbe stato comunicato al 59enne originario di Supersano recluso nel penitenziario di “Borgo San Nicola”. È su questo muro di silenzio che l’avvocata Alessandra De Filippis costruisce la sua seconda diffida.

“Nessuna profilassi avviata, nessuna risposta è stata data neanche al Provveditorato regionale che pure aveva sollecitato risposte alle nostre domande”, lamenta la legale. La vicenda era già stata raccontata su queste pagine. L’uomo, cardiopatico, si trovava in isolamento sanitario dal 15 giugno nella stessa cella del detenuto con sospetta Tbc, insieme a un terzo recluso. Da qui, le sollecitazioni della legale e solo la sera del 18 giugno, il trasferimento in una cella separata. Da allora, ricostruisce De Filippis nell’atto, nulla sarebbe cambiato. Al detenuto verrebbero somministrati soltanto i farmaci per la cardiopatia, pur riferendo di problemi pressori e agli occhi. Nel frattempo, l’altro detenuto sarebbe già tornato in sezione, mentre il suo assistito resta in quarantena e a partire da oggi dovrebbe sottoporsi all’esame del muco per verificare l’eventuale contagio.

Sul fronte dei rapporti con la struttura, l’avvocata riferisce che nessun contatto le sarebbe stato consentito con l’area sanitaria della casa circondariale. “Tale situazione non è più né ammissibile né procrastinabile”, si legge nell’atto inviato ieri, indirizzato stavolta anche alla Procura di Lecce, con una richiesta esplicita di intervento urgente, oltre che al magistrato di sorveglianza, alla direzione e all’area sanitaria del carcere, al Prap Bari, al ministro della Giustizia Carlo Nordio e ai comandi di carabinieri e questura. De Filippis chiede che il detenuto e il suo difensore vengano informati delle reali condizioni di salute e, dove necessario, che venga disposto il ricovero presso l’ospedale di Lecce. Alla Procura chiede di farsi carico di una situazione che va oltre il singolo caso: a “Borgo San Nicola”, scrive, ci sono altri detenuti che attendono cure urgenti senza che nulla si muova.