di Francesco Oliva
Corriere Salentino, 4 novembre 2025
I familiari: “Era tranquillo fino a poche ore prima”. C’è un fascicolo d’indagine sulla morte di un detenuto 25enne di Foggia, ma di origini brasiliane, trovato cadavere nel reparto di Infermeria nel carcere di Lecce, il 30 ottobre scorso. L’ipotesi di reato, ipotizzata dal sostituto procuratore Alfredo Manca, è quella di istigazione al suicidio al momento a carico di ignoti ed è contenuta nell’avviso di conferimento dell’autopsia che verrà eseguita nelle prossime ore. Il giovane era detenuto per una vicenda di maltrattamenti e, da tempo, aveva problemi di tossicodipendenza.
Con la sua famiglia adottiva, assistita dagli avvocati Speranza Faenza e Luca Laterza, l’ultimo contatto telefonico risale al primo pomeriggio del 30 ottobre quando il giovane era apparso tranquillo. Solo tre ore dopo, la telefonata dal carcere per comunicare ai genitori adottivi che il figlio si era tolto la vita. Gli accertamenti disposti dalla magistratura salentina dovranno fugare qualsiasi dubbio sulla morte e, soprattutto, accertare se ci sia stata qualche falla nei sistemi di controllo di un detenuto descritto come un ragazzo fragile. L’ennesima tragedia in un carcere ripropone l’emergenza sovraffollamento. Negli 11 istituti penali pugliesi a fronte di una capienza regionale regolamentare di 2.629 detenuti, i reclusi sono circa 4.500, con un tasso di affollamento medio del 156%.
“Questo contesto di spazi ridotti, strutture obsolete, malattie e disagio psichico diffuso crea un sistema penitenziario in affanno - commenta il segretario regionale del sindacato Cnpp-spp Ruggiero Damato - le cui ripercussioni si abbattono pesantemente sulla Polizia Penitenziaria, sottoposta a vere e proprie violazione di norme contrattuale che li rendono veri schiavi di Stato. La situazione degli istituti pugliesi - prosegue D’Amato - è aggravata da una cronica carenza di personale che si attesta sulle 1000/1200 unità in meno soprattutto nel ruolo agenti, “un deficit esacerbato dai numerosi “prepensionamenti” che vedono il personale “scappare” da condizioni di servizio insostenibili”. Nel carcere di Lecce, la carenza di servizi socio-sanitari per i detenuti, come la mancanza della figura del Dirigente Sanitario genererebbe ulteriori tensioni che si riversano sugli agenti della penitenziaria, costretto a subire reazioni, aggressioni fisiche e verbali da parte dei detenuti.
La dirigenza dell’Amministrazione e la politica considerano tale situazione un “mero pericolo professionale”, una visione che Damato definisce “aberrante, sconcertante e vergognosa in uno Stato di diritto”. L’appello finale del segretario è diretto al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al ministro della Giustizia Carlo Nordio, “affinché vengano in Puglia e incontrino le organizzazioni sindacali rappresentative. Sarebbe questo un segnale concreto per una situazione che, senza interventi decisi, rischia di rendere l’istituzione del carcere priva di ragione d’esistere”.











