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Il Dubbio, 22 maggio 2026

Un detenuto egiziano di 26 anni è stato trovato impiccato in cella. De Fazio: “Il sistema toglie speranza”. Un altro detenuto si è tolto la vita in carcere. Questa volta è accaduto nella Casa circondariale di Lecce, dove un uomo di 26 anni, egiziano, è stato trovato impiccato nella sua cella del reparto “precauzionale”. Avrebbe finito di scontare la pena nel 2029. A darne notizia è Gennarino De Fazio, responsabile della Uil Fp Polizia penitenziaria, che parla di un sistema ormai allo stremo. Il numero dei detenuti suicidi dall’inizio dell’anno sale così a 25, due dei quali a Lecce nel giro di pochi giorni. Il primo episodio era avvenuto il 13 maggio scorso. A questi dati, ricorda il sindacato, si aggiungono anche due operatori.

La denuncia della Uil dopo il suicidio a Lecce - De Fazio usa parole durissime per descrivere la condizione degli istituti penitenziari. “Sale così a 25 il numero dei ristretti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno, di cui 2 a Lecce in pochi giorni, ai quali bisogna aggiungere 2 operatori in un sistema carcerario che, palesemente, a dispetto del motto della Polizia penitenziaria, “despondere spem munus nostrum”, come in un girone dantesco toglie ogni speranza a chi vi è ristretto e non di rado anche a chi vi lavora”, afferma il dirigente sindacale. Il caso di Lecce diventa, nella lettura della Uil, il simbolo di una crisi più ampia, fatta di sovraffollamento, carenza di personale e difficoltà operative quotidiane.

A Lecce 1.419 detenuti per 787 posti - Secondo i dati forniti da De Fazio, nel carcere di Lecce sono presenti 1.419 detenuti a fronte di 787 posti disponibili, con un tasso di sovraffollamento pari al 180%. A gestire l’istituto ci sono 578 operatori di Polizia penitenziaria, mentre ne servirebbero almeno 742. La carenza, dunque, è del 22%. La situazione appare ancora più critica nel blocco detentivo in cui è avvenuto il suicidio. “Nel blocco detentivo in cui avvenuto il suicidio 2 soli agenti devono sorvegliare 270 ristretti in 4 sezioni diverse, con tutto ciò che, giocoforza, ne consegue sia in termini di disfunzionalità operative sia per il carico di lavoro cui è sottoposto il personale, ormai sempre più stremato nelle forze e mortificato nel morale”, spiega De Fazio.

Il quadro nazionale e l’appello al governo - La Uil allarga poi lo sguardo al sistema penitenziario nazionale. “Del resto, nonostante i ripetuti annunci del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a livello nazionale i reclusi ammontano ormai a 64.641, mentre i posti disponibili sono 46.293, e al fabbisogno della Polizia penitenziaria mancano almeno 20mila agenti”, sottolinea il responsabile della Uil Fp Polizia penitenziaria. Per il sindacato non bastano più annunci o interventi parziali. Servono provvedimenti immediati per ridurre la pressione detentiva, rafforzare gli organici, migliorare dotazioni e strutture, garantire assistenza sanitaria e avviare riforme complessive. “Noi lo ribadiamo, urgono immediati provvedimenti concretamente deflattivi della densità detentiva, per potenziare gli organici della Polizia penitenziaria, implementare gli equipaggiamenti, ammodernare le strutture, garantire l’assistenza sanitaria e avviare riforme complessive. L’estate non è ancora iniziata, ma il clima in carcere è sempre più rovente”, conclude De Fazio.