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di Francesco Oliva

La Repubblica, 27 marzo 2025

A Lecce il tribunale di sorveglianza ha trasmesso gli atti alla Procura: sotto la lente il caso di un uomo di 38 anni con problemi psichiatrici che andava monitorato costantemente. Si dovrà accettare se agenti penitenziaria hanno fatto sparire verbale con le dichiarazioni del compagno di cella perché li avrebbe messi nei guai. L’ipotesi di un tentativo di suicidio insabbiato nel carcere di Lecce. Il tribunale di sorveglianza vuole approfondire il caso e ha disposto la trasmissione degli atti in procura per accertare quanto accaduto nella notte tra il 4 e il 5 febbraio scorso nel penitenziario di borgo “San Nicola” quando un uomo di 38 anni residente nel capoluogo salentino, ha tentato di togliersi la vita all’interno della sua cella. Salvato soltanto dall’immediato intervento di un compagno in attesa dell’arrivo degli agenti di polizia penitenziaria, che sarebbero giunti con notevole ritardo. Una ricostruzione dei fatti confermata anche davanti al tribunale di sorveglianza, nell’udienza in cui è stata discussa la richiesta di scarcerazione del 38enne, e che ha convinto il presidente Stefano Sernia a disporre la trasmissione degli atti in procura.

Gli accertamenti dovranno soffermarsi anche sul sospetto che il verbale di ascolto del compagno di cella del 38enne sia stato fatto sparire per evitare guai con la direzione per la mancata sorveglianza 24 ore su 24 di un recluso con problemi psichiatrici compatibili con quelli di cui soffre il detenuto. Il 38enne aveva iniziato a espiare la pena dietro le sbarre nel novembre 2024. A causa delle sue patologie sia psichiche che fisiche la detenzione in carcere è risultata incompatibile.

Così come accertato anche dal consulente di parte, lo psichiatra Elio Serra che ha ritenuto che la patologia rientrasse “nelle categorie più esposte al rischio suicidario soprattutto in condizione di restrizione della libertà”. Il tribunale di sorveglianza ha così disposto una consulenza d’ufficio con cui il perito ha sostenuto che la condizione clinica accertata fosse compatibile con lo stato detentivo “a condizione che il servizio sanitario penitenziario continuasse a garantire il monitoraggio del quadro clinico ed una costante assistenza infermieristica e medico specialistica”.

Tuttavia nella notte tra il 4 e il 5 febbraio scorso, l’uomo ha tentato il suicidio. I suoi legali, informati dalla moglie, hanno subito depositato una memoria per informare il tribunale di sorveglianza inoltrando una dichiarazione resa dal compagno di cella in cui dichiarava di aver soccorso il 38enne e che il personale penitenziario, seppur allertato tempestivamente, sarebbe giunto solo dopo qualche decina di minuti.

Lo stesso ragazzo è stato successivamente ascoltato anche in tribunale come testimone e ha confermato “con una deposizione dettagliata e scevra di contraddizioni” - come riportato nell’ordinanza - tutto quanto già dichiarato nello scritto indicando anche che un agente penitenziario, dopo aver raccolto a verbale le dichiarazioni, sarebbe stato invitato da altro personale sanitario del penitenziario a farle sparire. Dopo l’udienza il Tribunale ha disposto la scarcerazione del 38enne sostituendo la detenzione in carcere con quella domiciliare e, soprattutto, ha disposto agli inquirenti di approfondire quanto accaduto in carcere nella notte tra il 4 e il 5 febbraio scorsi.