di Giulio Sensi
Corriere della Sera, 29 dicembre 2020
Il lavoro in carcere abbatte la recidiva dell'80 per cento. È fondamentale aiutare le persone detenute a ricostruire competenze personali per far sì che non tornino recluse.
La pandemia non ha abbattuto la carica di Luciana Delle Donne, imprenditrice sociale e creatrice del marchio Made in Carcere, né la sua voglia di continuare a lavorare con giovani, donne e chi vive ai margini della società per un nuovo modello di economia.
Ha cominciato una quindicina di anni fa, quando interruppe volontariamente una brillante carriera passata nel mondo della finanza ad occuparsi di innovazione tecnologica. Aveva fatto nascere la prima banca online in Italia, ma il richiamo etico del sociale era troppo forte.
"È stato facile - racconta- convertire la mia passione e il mio lavoro nel mondo dell'innovazione sociale, facendo sempre da apripista in nuove attività. Dopo anni di sforzi e sacrifici, il 2020 è stato però l'anno più difficile e massacrante - aggiunge - perché tutti i percorsi si sono bloccati e non è stato semplice convertire immediatamente le attività. Sembrava un incubo.
Ci siamo però rimboccati le maniche per produrre mascherine da donare alle comunità carcerarie e a tanti altri bisognosi per difendersi dal virus". Da Lecce Da anni dietro a Made in Carcere c'è un progetto che restituisce un'altra possibilità a chi si trova temporaneamente a vivere l'esperienza della reclusione, soprattutto donne e minori.
Dal primo laboratorio sartoriale avviato nel carcere di Lecce - e già riprodotto in altri istituti penitenziari - è nata l'idea di una "Social Academy": nel 2021 darà formazione, lavoro e prospettiva a oltre 60 persone in varie forme di detenzione. Coinvolgerà persone private dalla libertà a Bari, Lecce, Trani, Taranto, Matera, Nisida, grazie al sostegno di Fondazione con il Sud.
"Il nostro progetto - riprende Luciana - si sta consolidando verso un modello di economia generativa: non produciamo solo manufatti coinvolgendo i detenuti, ma lo condividiamo con percorsi formativi per altre realtà cooperative e imprenditoriali.
Il lavoro in carcere abbatte la recidiva denota ed è fondamentale aiutare queste persone a ricostruire competenze personali e dignità, a riappropriarsi della consapevolezza di sé, per fare in modo che non tornino recluse". Made in Carcere non è solo un modello efficace di innovazione sociale e di inclusione. È anche un esempio di sostenibilità ambientale, perché i materiali con cui sono cuciti i manufatti ricevono una nuova vita: sono tessuti donati da aziende che, invece di disfarsene, ingolfando il sistema di smaltimento ed inquinamento, preferiscono far sì che questi rivivano sotto le mani di chi cerca, ogni giorno, di ricostruire la propria vita.
"Diventerebbero rifiuti - spiega ancora Delle Donne - ma noi li trasformiamo in gadget personalizzati o accessori che non amiamo definire di moda ma di stile. Abbiamo cercato di costruire oggetti semplici da cucire, perché le persone nel giro di pochi mesi dovevano avere la possibilità di percepire uno stipendio per diventare autonome".
Grazie al carisma, alle relazioni col mondo dell'impresa di Luciana, a una forte strategia di presenza online sui social media e nell'e-commerce, al lavoro dello staff di Made in Carcere, il progetto ha avuto successo e i gadget hanno riempito eventi e attività in tutta Italia. Ha dato lavoro a centinaia di detenuti e favorito la loro riabilitazione: borse, pochette, fasce, sciarpe e tanti altri oggetti colorati, ricuciti come tenta di essere intessuta la vita delle donne che li realizzano. Luciana non è gelosa del suo marchio, risponde sempre alle chiamate degli altri territori per dare consigli, contatti e sostegno.
"Da Lecce siamo andati a Trani, poi Matera e Taranto. Accompagniamo sartorie sociali a Verona, Grosseto, Catanzaro. Adesso c'è l'ambizione della Social Academy nel 2021: un sogno che si realizzerà nonostante le difficoltà che stiamo vivendo. Anche in realtà non necessariamente legate al mondo del tessile, perché il modello di economia rigenerativa che portiamo avanti declina un po' le modalità di stare sul mercato dell'impresa sociale.
Non solo sartoria, ma anche agricole, alimentari, di falegnameria. Nel carcere di Bari abbiamo avviato una pasticceria che realizza e vende biscotti vegani certificati biologici, così come in quello di Nisida abbiamo aiutato un'altra pasticceria che impiega i minori". il motto di Luciana è "trasformare il Prodotto Interno Lordo in Benessere Interno Lordo", il Pil in Bil.
"Vuoi dire investire nel futuro. È un processo tutto da costruire, che necessita di consumatori consapevoli. L'altro giorno una signora si è avvicinata ad un nostro corner che noi definiamo "la Scala dei Valori" dicendo che voleva spendere un po' di soldi. Le ho risposto che non stava spendendo soldi, ma investendo nel nostro futuro. Che è il futuro di chi altrimenti non avrebbe futuro".











