lecceprima.it, 25 aprile 2026
L’iniziativa prenderà il via il 27 aprile. L’intento è chiaro: non solo lezioni frontali, ma uno spazio di confronto in cui il sapere accademico si misura con esperienze di vita segnate dalla detenzione. Dieci posti per studenti “liberi”, un’aula dentro il carcere e un confronto diretto con chi sta scontando una pena ma ha scelto di iscriversi all’università. Parte da qui “Oltre le mura”, il ciclo di seminari che l’Università del Salento porta nella casa circondariale di Borgo San Nicola, con l’obiettivo dichiarato di mettere in relazione due mondi che quasi mai si incontrano.
L’iniziativa prenderà il via lunedì 27 aprile 2026 e rientra nelle attività del Polo penitenziario universitario di UniSalento, in raccordo con la Conferenza nazionale dei poli universitari penitenziari. L’impostazione è chiara: non solo lezioni frontali, ma uno spazio di confronto in cui il sapere accademico si misura con esperienze di vita segnate dalla detenzione. Ogni incontro coinvolgerà docenti, studenti detenuti iscritti ai corsi universitari e un numero limitato - massimo dieci - di studenti esterni. Una scelta che punta a favorire un dialogo reale, evitando formule troppo affollate e poco incisive. I temi affrontati seguiranno un filo che tiene insieme conoscenza e trasformazione: dalla costruzione del sapere scientifico alle pratiche educative nei contesti di fragilità, dalle dinamiche relazionali ai diritti in ambito penitenziario, fino alla giustizia riparativa e alle questioni di genere. Ad aprire il ciclo sarà il seminario del professor Matteo Zaterini, dedicato all’epistemologia della scienza e ai processi attraverso cui si costruisce il sapere. Nei mesi successivi sono previsti gli interventi delle docenti Anna Paola Paiano, Tiziana Marinaci, Marta Vignola, Alessia Rochira e Irene Strazzeri. Il progetto si inserisce nel più ampio impegno dell’ateneo salentino sul diritto allo studio in carcere, un ambito che negli ultimi anni ha visto crescere l’attenzione a livello nazionale. L’idea di fondo è che la detenzione non esaurisca il percorso della persona, ma possa diventare anche uno spazio di formazione e rielaborazione. Il coordinamento scientifico e organizzativo è affidato a Marta Vignola, delegata della rettrice per il Polo penitenziario universitario.










