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di Barbara Gerosa


Corriere della Sera, 15 aprile 2020

 

"Sono senza fissa dimora e vivo in piazza Affari". Seduto all'ingresso del teatro della Società di Lecco, Luca mostra il foglio che gli hanno consegnato le forze dell'ordine. Ha compilato l'autocertificazione con la sua firma. Accanto quella dell'operatore di polizia che ne ha preso visione durante l'ultimo controllo: la data è fine marzo. Autorizzato a restare in strada, mentre tutti gli altri devono rimanere a casa. In piena emergenza coronavirus, gli unici a cui sembra essere consentito trascorrere le giornate all'aria aperta sono le persone che un tetto non ce l'hanno.

Attilio fruga nelle tasche: estrae un foglio simile. Stessa scena sotto i portici della chiesa della Vittoria, anche Marco e Franco hanno il loro permesso. "Ci hanno detto di non muoverci da qui e obbediamo", spiega Luca, 51 anni, originario di Bergamo. Faceva l'artigiano prima di finire in carcere per problemi di droga. Ora vive nel parcheggio di piazza Affari. Le coperte, uno zaino, un cartone di vino, quel foglio stretto tra le mani come se fosse il più prezioso dei tesori. Non si sposta se non per ritirare a pranzo il cibo alla Caritas e la sera raggiunge via Mascari dove Luca Mazzucchi, libero professionista dalla finestra cala una cesta con la cena per i clochard.

"Ci ha lasciato un biglietto dicendo di andare da lui", conferma Attilio. Lui lo conosciamo, sulle pagine del Corriere aveva raccontato la sua storia quando avevano tentato di mandarlo via perché rovinava il decoro della piazza. A distanza di oltre un anno è ancora qui. Autorizzato a restare. Di chi sia quella firma sul foglio resta un mistero. Carabinieri e poliziotti dicono che non c'è alcuna direttiva. "Ne ho parlato con il comandante della polizia locale, Monica Porta - spiega il vicesindaco di Lecco, Francesca Bonacina.

Non è un permesso, solo un'autocertificazione siglata da chi ne ha preso visione. Multarli non avrebbe senso. Non sono autorizzati a vivere in strada, ma in attesa di trovare una soluzione è meglio che stiano fermi dove se non altro sono rintracciabili". "A fine marzo è stato chiuso il rifugio Caritas - dice il sindaco Virginio Brivio -. Abbiamo iniziato a lavorare per dare una risposta. Sono una ventina di persone, bisogna garantire accoglienza rispettando i principi di sicurezza che il coronavirus impone. Entro una decina di giorni anche loro avranno un tetto".