leccoonline.com, 16 agosto 2019
Ha fatto tappa anche a Lecco l'iniziativa "Ferragosto in carcere", promossa in tutta Italia dal Partito Radicale con l'Osservatorio sulle carceri dell'Unione Camere Penali e l'adesione di un numero di parlamentari di ogni colore politico, con lo scopo di incontrare i detenuti e il personale che svolge la propria attività lavorativa e conoscere meglio le condizioni della struttura carceraria della città.
Una struttura piccola, quella situata in via Beccaria a Pescarenico, ma non priva di criticità, come emerso dalla visita del 2017 con il senatore democratico Roberto Rampi e l'onorevole pentastellato Riccardo Olgiati e nuovamente, a distanza di due anni, da quella effettuata oggi da una delegazione di attivisti radicali composta da Mauro Toffetti di Opera Radicale, Antonella Carenzi e Andrea Consonni del Partito Radicale.
Tra le problematiche emerse - come sottolineato da Consonni - quella degli spazi personali, "pressoché assenti". "Le possibilità di socializzare sono davvero poche", ha commentato. "Quasi tutti i detenuti si sono lamentati degli spazi per la socialità e dei trattamenti, una vera e propria esigenza per loro. È emerso un forte senso solitudine, la paura di non avere prospettive future e la sensazione di essere stati "abbandonati" dallo Stato".
Il senso di solitudine, oltre alla carenza di attività lavorativa e di tipo ricreativo-culturale, è stato segnalato anche da Carenzi. "I detenuti hanno la necessità di avere un punto di riferimento istituzionale. Vi è inoltre un grande turn-over di medici. Ora, grazie alla Sentenza Torreggiani sul diritto del detenuto a un trattamento penitenziario umano, ci sono diverse uscite a disposizione degli ospiti, ma se le attività mancano e si può solo girovagare per i corridoi, i momenti fuori dalla cella servono a poco. L'istruzione e il lavoro aiuterebbero i carcerati a gestire lo stress di una convivenza forzata e a non far venire loro la paura di pensare a cosa dovranno fare una volta usciti, continuando a formarli e risocializzarli".
Forte anche il problema del sovraffollamento, presente pressoché in tutte le strutture carcerarie italiane, come evidenziato da Mauro Toffetti. "La Casa Circondariale di Pescarenico è piccola, ma la pianta organica dei detenuti superiore alla capacità d'accoglienza è abbastanza ben gestita. Anche in questo caso il supporto alla vita dei detenuti è data dalla polizia penitenziaria, perché c'è una carenza totale di organico della parte educativa e questo si ripercuote sui tempi della chiusura dei fascicoli. Il vero "cancro" di tutte le carceri - compreso quello di Lecco - è però la mancanza di lavoro che impedisce la rieducazione, finalità della pena costituzionalmente riconosciuta dall'articolo 21. Inoltre, non ci sono né spazi né operatori e il tutto è sulle spalle dei volontari, tra i quali il cappellano Don Mario Proserpio".
A Pescarenico, su circa settanta detenuti, sono presenti un solo lavoratore esterno in regime di articolo 21 e due lavoratori interni. "L'ozio la fa da padrone - ha proseguito Toffetti - Un detenuto ha inoltre suggerito la previsione di una serie di agevolazioni alle aziende sulla assunzione di una percentuale di carcerati, individuati naturalmente dal magistrato di sorveglianza per svolgere lavori manuali o che stanno sparendo: è un'idea che facciamo nostra per poterla rilanciare a livello nazionale, istituzionale e legislativo". Grande "neo" all'interno della giustizia di esecuzione penale sarebbe, secondo l'esponente di Opera Radicale, l'assenza dal carcere del magistrato di sorveglianza. "Colui che deve controllare l'esecuzione penale non entra negli istituti penitenziari e questo è l'ulteriore grande dramma di un mondo che ha bisogno di risposte. La frustrazione è altissima perché passano mesi prima di potere ottenere un colloquio".
Per quanto concerne gli spazi fisici, a Lecco le celle sono "al limite della Torregiani". "Tuttavia, applicandosi la sorveglianza dinamica, esse rimangono aperte dalle 9 alle 21, permettendo movimento e un minimo di socialità ai detenuti. Se ci limitassimo alle celle chiuse, la situazione sarebbe davvero tragica".
Da quanto emerso dalla visita della delegazione, dunque, il sistema carcerario lecchese "sembra non collassare, seppur con tutte le varie criticità". Significativi i limiti strutturale e le carenze a livello di attività trattamentale, con la presenza di un solo educatore e di uno psichiatra che effettuano visite settimanali. Buona, nel complesso, la pulizia della struttura, "nonostante la mancanza di ventilatori e di frigoriferi che rende la detenzione particolarmente sofferta nei mesi estivi e le condizioni non proprio ottimali di alcuni servizi igienici".
Un paio i casi di carcerati con disturbi psichiatrici che fanno riferimento all'Ospedale San Paolo di Milano. "La parte specialistica viene drenata in loco, l'urgenza su Lecco", spiega Toffetti. "Rilevante infine il problema delle liste d'attesa, molto più lunghe del normale".
La delegazione ha dunque fatto il punto della situazione sulla struttura per meglio agire nel richiedere ai consiglieri regionali, ai parlamentari e al Governo una maggiore attenzione sulla condizione dei detenuti e del personale che svolge il proprio lavoro all'interno, proprio come è stato fatto - a livello nazionale - dagli esponenti del partito che fu di Marco Pannella che hanno deciso di trascorrere questo "Ferragosto in carcere".










