leccoonline.com, 7 dicembre 2020
Buon Natale ai reclusi, quelli veri. Quelli che contano i giorni della pena senza vederne la fine e davvero non possono uscire. Quelli soli tutti i giorni e non solo quest'anno a Natale perché fuori c'è il Covid. Don Marco Tenderini, cappellano della Casa Circondariale di Lecco racconta cosa si prova a vedere il giorno della venuta di Nostro Signore da dietro le sbarre.
L'occasione è quella di un'iniziativa della Comunità Pastorale di Lecco Centro, "Uno sguardo verso chi ha sbagliato", che invita per Natale a offrire un pensiero a chi è privo della libertà e soffre. La proposta rivolta a bambini e ragazzi è quella di "creare un semplice biglietto d'auguri", usando la fantasia. I biglietti verranno raccolti insieme a dei biglietti in bianco e a dei francobolli, da dare ai detenuti che desiderano inviare un pensiero alle famiglie, magari molto lontane. La raccomandazione è quella di usare dei messaggi generici, per la diversa provenienza e appartenenza religiosa di chi vive nelle carceri.
"Visitare i carcerati è un'opera di misericordia concreta - racconta don Marco. Ora le visite non sono possibili, ma questo gesto può essere un modo per manifestare la propria vicinanza a chi soffre la reclusione, perché si senta meno solo: Il Natale è un periodo molto critico in questo senso. Anche per chi non è cristiano è il momento dell'anno in cui più si sente la mancanza della famiglia. Mi rattristano molto i paragoni con la prigionia o la guerra di quelli che si lamentano delle restrizioni sanitarie: chi sta fuori ed è comunque libero di uscire quando vuole, di andare a lavorare, di stare con i propri cari, non può conoscere il reale significato della parola "galera".
La gente che arriva qui spesso ha addosso solo i vestiti che aveva al momento dell'arresto e nient'altro". Quando si parla di "missione" si immaginano sempre posti lontanissimi, ai confini del mondo: il carcere invece è una terra di missione e di confine, ma è dietro l'angolo. I detenuti hanno bisogno più di tutte le cose di sapere che la comunità non li abbandona, anche se hanno sbagliato. "Di solito suggerisco a chi me lo chiede anche la raccolta di generi per l'igiene personale, perché tante volte chi viene qui non ha possibilità e risorse proprie per acquistarne. Anche per il vestiario ci appoggiamo alla Caritas.
In questo periodo chiediamo i biglietti di Natale in bianco proprio per questo motivo: spesso loro non possono acquistarne e serve qualcuno che li doni. Inoltre, abbiamo pensato che sarebbe stata una cosa bellissima per loro poter ricevere un biglietto di auguri da parte di un bambino. L'idea nasce da una richiesta del Prevosto per il programma d'Avvento, per delle proposte che stimolassero l'attenzione verso situazioni di disagio, sofferenza, esclusione. Quella dei biglietti mi è sembrata la più adatta al periodo: ogni detenuto avrà quindi il suo bustone con i cartoncini da spedire e un biglietto di auguri tutto per sé".
Don Marco è cappellano da febbraio di quest'anno, ma ha preso la carica ufficialmente in agosto: anche prima però, per molti anni ha fatto da spalla al suo predecessore don Mario Proserpio, che ora vive a Castello. "Purtroppo in questo momento non possiamo contare sulla presenza dei volontari, che di solito sono molto numerosi e impegnati, nell'ascolto, nell'animazione della Messa, al guardaroba".
La Casa circondariale di Pescarenico ha anche un'educatrice, del personale sanitario e dei medici presenti 12 ore al giorno, oltre naturalmente al personale penitenziario. Nel corso dei mesi della pandemia, si è cercato di ridurre le presenze nella struttura, per quanto possibile, trasferendo alcune persone o ai domiciliari o in altre comunità. Al momento a Pescarenico sono presenti circa 60 detenuti. Chi desidera donare i biglietti può farlo entro l'8 dicembre consegnandoli ai catechisti o in segreteria parrocchiale, per dare la possibilità a chi li riceve di poterli spedire in tempo per le festività.











