di Paolo Delgado
Il Dubbio, 25 luglio 2026
Mattarella pronto a intervenire con la sua moral suasion, nel caso il ddl sull’imputabilità dei minori presentasse parti manifestamente incostituzionali. La premier tira la corda e la tira su più fronti. La legge sui minori, che capovolge l’onere della prova stabilendo che da 14 a 18 anni si è sempre punibili salvo dimostrazione dell’incapacità di intendere, è una forzatura che irrita e preoccupa il Quirinale. Non significa che il capo dello Stato intenda intervenire. Dipenderà da come nel corso dell’iter legislativo verranno risolti i problemi tecnici e costituzionali, in particolare in merito alla compatibilità della norma con l’articolo 31 sulla protezione dell’infanzia della gioventù, sull’inversione dell’onere probatorio e sulla compatibilità con la convenzione dell’Onu sui diritti del fanciullo.
È nota l’impostazione di Sergio Mattarella, il cui giudizio non è mai influenzato da se e quanto condivida un provvedimento ma solo dalla sua eventuale manifesta incostituzionalità. Ma la stretta sui minorenni certo non piace al capo dello Stato e se presenterà profili di dubbia costituzionalità non mancherà di intervenire, come al solito percorrendo la strada discreta della moral suasion.
In questi quattro anni di governo Meloni lo ha fatto molto più spesso di quanto non sia stato reso pubblicamente noto e a volte anche con notevoli tensioni. Non è il solo provvedimento che desti dubbi, per usare un eufemismo, sul Colle. La norma voluta da FdI che, nel dl Giustizia e Immigrazione, introduce di fatto una differenziazione tra migranti nei ricongiungimenti familiari è considerata dal Quirinale ad alto rischio perché non si può stabilire che per qualcuno si fanno i ricongiungimenti e per qualcun altro no. Anche in questo caso, dunque, il testo nella sua versione definitiva sarà esaminato dagli uffici del Colle con la lente di ingrandimento e non è affatto escluso che anche in questo caso non possano crearsi problemi.
Nessun problema invece, nell’improbabilissima ipotesi che la proposta di legge della Lega sulla legittima difesa arrivi in porto. Il guardiano della Costituzione non potrebbe accettare una legge sgangherata che fa a pugni con la Costituzione. Ma qualora la maggioranza decidesse di procedere su quello scivoloso terreno, invece di limitarsi alle affermazioni spettacolari e proponesse una legge meno surreale di quella del leghista Borghi, si muoverebbe comunque sul ghiaccio sottile dal punto di vista della Carta e del Colle.
All’interno della maggioranza non ci saranno invece problemi di sorta. Il mercanteggiamento degli ultimi giorni, un suq legislativo in piena regola, si è concluso con soddisfazione di tutti e i sedicenti “liberal” di Fi non intendono certo far vacillare quell’equilibrio per qualche ragazzino in manette. Nello scambio dovrebbero aver portato a casa l’affossamento dell’“emendamento Melillo” sulle intercettazioni a strascico, sul quale gli azzurri non erano disposti a mollare perché “sui princìpi non si transige”. Ma le preferenze non sono una questione di principio e dunque in cambio del ritiro (almeno per ora) dell’allargamento delle intercettazioni Fi ingoierà la legge elettorale con tanto di preferenze. Nella partita la Lega si era già assicurata il proprio tornaconto con il varo di quel tanto di autonomia differenziata sopravvissuta alla ghigliottina della Consulta. Non è moltissimo ma, con i chiari di luna che penalizzano via Bellerio, Calderoli e anche Salvini sono contenti così.
Sulla punibilità dei minori, dunque, nessuno si smarca, nessuno sussurra la minima critica. Proprio gli azzurri, anzi, si affollano per difendere in coro la nuova norma, tanto cara alla premier che pochi secondi dopo la conferenza stampa che ne annunciava il varo, ieri sera, aveva già sfornato il video per magnificare la civilissima svolta. Fioccano invece le critiche durissime dell’opposizione ma anche di avvocati e magistrati. In realtà dal punto di vista del processo e della difesa la svolta non modifica di moltissimo la situazione attuale, come è quasi fisiologico nel caso di norme che mirano soprattutto all’immagine e alla propaganda.
Sul piano della cultura politica invece gli effetti del provvedimento possono rivelarsi profondi. A volere fortemente la punibilità dei minori, e poi a rivendicarla ad alta voce per prima, è stata la presidente del Consiglio, pur consapevole dello strappo che ciò avrebbe comportato con una parte del Paese non limitata all’opposizione e con la stessa presidenza della Repubblica. Ma i tempi in cui la premier cercava di offrire un’immagine di se stessa “pragmatica”, dunque non solo schiacciata sulle posizioni della destra più radicale, sono lontani. Le elezioni sono vicine, il rischio di perderle è forte, la competizione col generale in pensione Vannacci erode consensi proprio nell’elettorato che più sogna la mano pesante. E allora sicurezza e immigrazione sono le carte più forti di cui dispone Giorgia, come del resto tutta la destra europea e occidentale. Dunque à la guerre comme à la guerre e costi quel che costi.










