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di Francesco Grignetti

La Stampa, 19 dicembre 2024

Il ministro Guardasigilli promette ispezioni e azioni disciplinari ai magistrati che non rispetteranno le norme. Il giorno dopo l’approvazione della cosiddetta “legge bavaglio” da parte di questo governo, arriva in Parlamento una missiva del ministro Carlo Nordio che può essere considerato un suo manifesto ideologico, ma anche la promessa di nuovi scontri con i magistrati. “Questo Governo - scrive il ministro Guardasigilli - ha messo in campo diversi interventi normativi di stampo garantista, finalizzati a rendere effettivi i principi costituzionali della riservatezza delle comunicazioni e del giusto processo, con misure dirette a tutelare non soltanto l’imputato e la vittima ma anche i terzi che si trovino eventualmente coinvolti nelle operazioni investigative, sia all’interno del processo che fuori dallo stesso”.

Tutto nasce da un’interrogazione del deputato Enrico Costa, Forza Italia. Costa chiede spiegazioni al ministro sulla reale applicazione di una norma del codice di procedura penale (articolo 291, comma 1-ter) appena rivista. Secondo la legge n. 114 del 2024, infatti, negli atti di custodia cautelare di un magistrato “sono riprodotti soltanto i brani essenziali delle comunicazioni e conversazioni intercettate, in ogni caso senza indicare i dati personali dei soggetti diversi dalle parti, salvo che ciò sia indispensabile per la compiuta esposizione”. Ecco, secondo Costa questa cautela non sarebbe abbastanza rispettata dai magistrati. Così non è, invece secondo quanto gli risponde Nordio: “Non consta l’esistenza di procedimenti aperti per violazione dell’art. 291”.

Ciò non significa che il Ministro sottovaluterà il problema: “Laddove pervenisse notizia di criticità significative rispetto all’osservanza della nuova disposizione da parte degli uffici giudiziari, il Ministro della giustizia non mancherà di esercitare tempestivamente le proprie prerogative”. Arriveranno insomma molte ispezioni ed eventuali azioni disciplinari.

Interessante è come questa modifica si cala in un profluvio di ritocchi legislativi, tesi a legare sempre di più le mani ai magistrati. È Nordio stesso a riepilogare due anni di interventi progressivi, e quale sia il senso di marcia che questo governo segue. Primo, “Si è modificato a più riprese il regime delle intercettazioni; con la legge n. 137 del 2023 e poi con la legge n. 114 del 2024 sono stati introdotti, all’articolo 268 c.p.p., rigorosi limiti all’attività di trascrizione e perciò di documentazione dell’attività captativa. Nel verbale è consentita soltanto la trascrizione del contenuto delle intercettazioni rilevanti per le indagini, anche a favore dell’indagato, ed è vietata la trascrizione del contenuto non rilevante neppure sommariamente”.

Secondo, “sono stati consolidati e potenziati il controllo e la vigilanza preventiva, da parte del pubblico ministero e dei giudici dell’udienza stralcio, sia implementando i profili di riservatezza del terzo estraneo rispetto alla circolazione delle intercettazioni sia ampliando i divieti di pubblicazione del materiale intercettato (articolo 114 c.p.p.), consentendone la pubblicazione solo se il contenuto è riprodotto dal giudice nella motivazione di un provvedimento o è utilizzato nel corso del dibattimento”.

Terzo, quella riforma a cui accenna Enrico Costa: “Si è inteso assicurare, anche nelle richieste di misura cautelare, che la riproduzione delle conversazioni e comunicazioni intercettate sia epurata dai dati personali dei soggetti diversi dalle parti, salva l’indispensabilità per la compiuta esposizione delle ragioni della richiesta stessa”.

Ma siccome quella modifica non bastava, ecco che con la legge n. 15 del 2024 il Governo ha avuto delega di modificare ulteriormente l’articolo 114 c.p.p., “prevedendo il divieto di pubblicazione integrale o per estratto del testo dell’ordinanza di custodia cautelare finché non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza preliminare”.

È quella che il sindacato dei giornalisti, la Fnsi, critica come legge-bavaglio. E che Nordio difende in quanto misura garantista che dovrebbe “evitare che la collettività possa essere indotta, dalla lettura dell’ordinanza applicativa della misura cautelare custodiale, a ritenere come effettivamente responsabile l’indagato destinatario della misura, malgrado il procedimento si trovi ancora in una fase affatto preliminare”.