di Giulia Merlo
Il Domani, 23 aprile 2022
La riforma dell’ordinamento giudiziario è arrivata in aula alla Camera e, dopo qualche minaccia, il suo iter di approvazione sembra destinato a concludersi senza problemi. Il timore era che il fragile equilibrio costruito in commissione fosse di nuovo sul punto di saltare - con nuovi emendamenti presentati dai partiti di maggioranza - invece dall’aula sono arrivati segnali distensivi.
Pochi gli emendamenti (da parte della maggioranza, solo un paio della Lega e una quarantina di Italia Viva), il più importante arriva dalla commissione Giustizia: si è tornati, infatti, al testo iniziale approvato dal Consiglio dei ministri sul sistema elettorale del Consiglio superiore della magistratura, abbandonando così il compromesso del sorteggio dei collegi raggiunto dalla maggioranza in sede di commissione.
Secondo il nuovo testo, modificato attraverso un emendamento della commissione presentato ieri sera, i collegi verranno scelti con decreto del ministro della Giustizia, sentito il Csm, almeno quattro mesi prima delle elezioni, “tenendo conto dell’esigenza di garantire che tutti i magistrati del singolo distretto di Corte d’Appello siano inclusi nel medesimo collegio e che vi sia continuità territoriale tra i distretti inclusi nei singoli collegi, salva la possibilità, al fine di garantire la composizione numericamente equivalente del corpo elettorale dei diversi collegi, di sottrarre dai singoli distretti uno o più uffici per aggregarli al collegio territorialmente più vicino”. La modifica è stata accolta con favore dalla magistratura associata.
Aria di sciopero in Anm - Parallelamente all’iter parlamentare, l’Associazione nazionale magistrati sta ancora ragionando sulla possibilità dello sciopero. Formalmente, la decisione verrà presa il 30 aprile, in occasione di una assemblea straordinaria. La Giunta, però, ha tenuto una conferenza stampa in cui ha spiegato le “buone ragioni” della contrarietà delle toghe alla riforma dell’ordinamento giudiziario. In sintesi, l’opposizione riguarda principalmente il fascicolo delle performance dei magistrati; la riduzione a solo una volta per il passaggio da una funzione all’altra; la gerarchizzazione.
Ragioni che sarebbero su due livelli: da un lato c’è il no a norme che “introducono una organizzazione gerarchica che contrasta coi valori costituzionali” e all’utilizzo “della leva del disciplinare per inibire i magistrati”; dall’altro c’è la critica più complessiva a un pacchetto di riforme della giustizia che non risolverebbero il problema della lentezza dei processi.
La sensazione finale è che l’Anm sia stata colta alla sprovvista dalle modifiche apportate al testo in commissione. “Credevamo che il testo finale fosse quello emendato dal ministero. Le criticità della riforma sono state enfatizzate dagli emendamenti al testo ministeriale”, ha detto riferendosi in particolare al fascicolo delle performance e alla riduzione a uno dei passaggi possibili dalle funzioni requirenti a quelle giudicanti. Perchè lo sciopero non venga proclamato, l’unica mediazione possibile dovrebbe venire dal ministero, ma da via Arenula non arriva alcun segnale.
La lotta interna ai gruppi associativi - In realtà, anche tra le toghe c’è qualche perplessità rispetto alla gestione da parte dell’Anm. Il gruppo di Magistratura democratica, pur confermando il giudizio negativo sulla riforma, in una lettera indirizzata al presidente Giuseppe Santalucia ha sollevato dubbi sull’azione dei rappresentanti del sindacato delle toghe.
“L’azione dell’Anm nel contesto della riforma, ci è apparsa intempestiva, timida e incapace di proposte idonee a dimostrare l’assunzione di responsabilità per la crisi”, si legge. “l’Anm deve recuperare in fretta la sua autorevolezza nei rapporti con il governo e il parlamento”. Tradotto: secondo Md l’Anm non sarebbe stata capace di fare da argine alla riforma perché troppo impegnata a tutelare posizioni corporative invece di svolgere, anche all’esterno, l’autocritica necessaria al rinnovamento della categoria.










