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di Bruno Giordano

La Repubblica, 12 aprile 2023

Dalla depenalizzazione per i medici alle pene severe per i rave: le idee poco chiare del governo. Il ministro Schillaci ha la ricetta per la malasanità: “Dai dati che abbiamo gran parte delle cause giudiziarie contro i medici finiscono in un nulla di fatto, nell'assoluzione.

Per questo va depenalizzato il reato”. Non è dato sapere quali siano i dati, se nel “nulla di fatto” il ministro ricomprenda anche le archiviazioni, i risarcimenti, le transazioni con le assicurazioni; su quale reato Schillaci vuole dare il colpo di spugna (lesioni, omicidio, o forse anche epidemia?), come intenda tutelare le vittime della malasanità. Già dal 2012 i sanitari sono privilegiati perché rispondono penalmente solo per i reati commessi con colpa grave.

Di contro il 30 marzo il governo ha introdotto un nuovo reato di lesioni per chi aggredisce il personale sanitario: si punisce fino a cinque anni (come un omicidio colposo) chi aggredisce un medico o un barelliere che sta svolgendo un servizio pubblico ma non si punisce allo stesso modo chi aggredisce un carabiniere, un insegnante, un impiegato che svolgono parimenti un servizio pubblico. Perché? Non si scrivono e non si cancellano i reati perché lo chiede una corporazione o per estemporanea emotività. Sui rave party, ad esempio, il governo ha creato un reato illeggibile e illegittimo, subito totalmente sostituito dalla stessa maggioranza. Rischia fino a sei anni di carcere e dieci mila euro di multa chi organizza o promuove un “raduno musicale” (ma non quello paramilitare) pericoloso per l'incolumità pubblica. Per un omicidio colposo si rischia fino a cinque anni di carcere, senza multa. Con la proposta Schillaci, se sei un medico non puoi nemmeno essere indagato.

Con il decreto Cutro viene sbandierato il nuovo reato “universale” di morte o lesione colposa conseguente a immigrazione clandestina rieditando il principio di universalità del codice Rocco del 1930 che nell'ipertrofia fascista espande a tutto il mondo la persecuzione dei delitti politici. Alla conferenza stampa di Cutro il ministro Lollobrigida espressamente parla di lotta alle agromafie e al caporalato come priorità del governo anche se in quella conferenza il ministro del Lavoro è addirittura assente. A ben vedere nel decreto v'è solo la norma che riduce i contributi da parte dei datori di lavoro agricoli e che definisce i poteri di polizia giudiziaria agli ispettori (non del lavoro) del ministero dell'agricoltura per il contrasto alle frodi alimentari. Quale sia la relazione tra i 90 morti in mare e la sincerità delle etichette non ci è stato spiegato.

La legge di Stabilità riduce il reddito di cittadinanza per gli occupabili ma abroga il reato di chi ha dichiarato falsi requisiti per ottenerlo e l'obbligo di restituire le somme ricevute illecitamente. Quindi, chi ha diritto perde una parte del reddito, chi invece non ne aveva diritto e ha fatto carte false è graziato e affrancato!

Il decreto-legge 34 dice che “non è punibile” chi ha evaso l'Iva per almeno 250 mila euro, o il sostituto di imposta che non ha versato più di 150 mila euro, se si versa il dovuto fino alla sentenza d'appello. Invece chi non emette uno scontrino fiscale per un caffè rischia la sanzione amministrativa di almeno 500 euro e la sospensione dell'attività fino ad un mese. Il decreto ex Ilva dichiara le industrie di interesse strategico nazionale sostanzialmente esenti dalla responsabilità ai sensi del d.lgs. 231/2001, stabilisce la paralisi dei sequestri dell'autorità giudiziaria e soprattutto che “non è punibile” chi ha inquinato o cagionato una malattia rispettando le prescrizioni governative. Morti e tumori offerti in sacrificio sull'altare della produzione. L'architettura stessa del nuovo codice dei contratti pubblici sembra disegnata per erodere l'abuso d'ufficio, la corruzione e la concussione.

Una legge penale on demand, senza pensare perché, chi, come e quanto punire, genera disuguaglianze, è criminogena perché ci spinge a non rispettarla. I cittadini da tutelare non sono solo coloro che temono la legge penale ma anche gli onesti che la rispettano.