di Liana Milella
La Repubblica, 10 aprile 2023
Ma l’ex consigliere giuridico della ministra Gian Luigi Gatta parla di “scelta politica del ministero dell’Interno su cui la giurisprudenza potrà esprimersi” visto che il precedente esecutivo non ha cambiato la legge sull’incandidabilità e decadenza dei politici condannati.
Il Viminale “forza” la riforma penale della ex Guardasigilli Marta Cartabia e consente ai politici condannati che hanno patteggiato la pena di candidarsi. Il governo Draghi non aveva toccato la legge Severino che blocca le candidature dei politici in caso di condanna oltre i due anni e ne prevede la decadenza se la sentenza interviene a mandato già in corso.
Ma ecco che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il 17 marzo, sottoscrive una circolare che “interpreta” la legge Cartabia e, con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato espressamente richiesto, consente a chi abbia patteggiato di candidarsi. Strada possibile ma “solo” per chi ha patteggiato pene fino a due a anni, e a patto che la sentenza non abbia previsto ulteriori pene accessorie.
Colpa di Cartabia o colpa di Piantedosi, a questo punto, se un politico aggira la legge Severino e si candida? Abbiamo chiesto a Gian Luigi Gatta, professore di diritto penale alla Statale di Milano e consigliere giuridico di Cartabia, di valutare la compatibilità della circolare con la riforma penale, e il suo parare è netto. “La riforma non ha modificato nessuna norma della legge Severino. Ha cambiato la disciplina del patteggiamento attuando una delega votata a larghissima maggioranza dal Parlamento che prevedeva di ridurre gli effetti extra-penali della sentenza di applicazione della pena su richiesta delle parti, prevedendo anche che questa non abbia efficacia di giudicato nel giudizio disciplinare e in altri casi”.
Per “effetti extra penali” si intendono tutti quelli che si producono fuori dalla sfera penale. Per esempio, non si può partecipare a bandi pubblici per finanziamenti, o avere il reddito di cittadinanza. Ovviamente gli effetti extra penali sono molti e ricorrono ad esempio quando vengono richiesti moduli nei quali indicare se sono state riportate condanne.
Che cosa ha fatto la legge Cartabia? Secondo Gatta “ha introdotto nel codice di procedura penale una regola generale: se non sono applicate pene accessorie, non producono effetti le disposizioni di leggi diverse da quelle penali che equiparano la sentenza di patteggiamento alla sentenza di condanna”.
E che succede con la legge Severino? Gatta spiega che “la legge Severino prevede che l’incandidabilità opera anche nel caso di sentenza definitiva di patteggiamento. Il parere del ministero dell’Interno, espresso dopo aver sentito l’Avvocatura dello Stato, valuta che questa previsione sia ora implicitamente abrogata; e lo afferma dopo aver qualificato le norme della Severino sull’incandidabilità come “non penali”. I passaggi per arrivare alla conclusione sono dunque diversi”. E il ministero, in modo tranchant, taglia corto e stabilisce che per il patteggiamento con condanna fino a due anni la Severino non vale.
Ovviamente la Severino non viene affatto demolita, a patto che non decida di farlo in seguito il Guardasigilli Carlo Nordio, che già a giugno scorso era a favore del referendum radical-leghista che voleva abolirla. Ma è un fatto che l’interpretazione del Viminale rema nella direzione di depotenziarla, proprio come vorrebbero gli stessi sindaci che hanno chiesto con insistenza a Nordio - oltre alla cancellazione urgente del reato di abuso d’ufficio - anche di portare l’incandidabilità e decadenza degli amministratori locali fino alla condanna definitiva, e non in primo grado com’è oggi.
Ma fino a che punto la decisione del Viminale rappresenta un vulnus all’attuale formula della legge Severino? Secondo Gatta “la questione va sdrammatizzata perché stiamo parlando solo di sentenze di patteggiamento e se, per i fatti più gravi, è stata applicata dal giudice una pena accessoria - ad esempio l’interdizione dai pubblici uffici - resta ferma l’incandidabilità. Non solo, il giudice può rigettare la richiesta di patteggiamento se ritiene di applicare una pena accessoria, con esito di incandidabilità”.
Gatta si spinge oltre e “sfida” il governo, qualora sia intenzionato a “non subire” gli effetti della legge Cartabia: “Se il Governo volesse tenere fermo il divieto della Severino anche in caso di patteggiamento, potrebbe risolvere ogni possibile dubbio con una piccola modifica, introducendo cioè nella Severino un’espressa deroga alla nuova regola del codice di procedura penale”. Ma tutto lascia presupporre invece che l’interpretazione del governo vada nella direzione di “smontare” anche la legge Severino, che rappresenta un intralcio per tanto amministratori che vogliono essere eletti nonostante si portino appresso qualche condanna.










