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di Liana Milella


La Repubblica, 25 giugno 2021

 

Il presidente emerito della Corte costituzionale: "Il provvedimento è migliorabile, anche se riempie un vuoto rispetto alla Costituzione. Ora il dibattito in Parlamento sarà inasprito e non mi sembra proprio ce ne fosse bisogno".

 

Professor Flick ha letto la nota del segretario di Stato Vaticano Parolin? La giudica come una marcia indietro?

"Non userei quest'espressione a proposito del rapporto tra due entità sovrane come lo Stato italiano e la Chiesa cattolica...".

 

E perché? A leggerla pare proprio una lettera di scuse...

"Ho difficoltà, non essendo né un diplomatico, né un esperto di relazioni internazionali, a qualificare quel documento in questo modo. Certamente segnala una volontà di superare il contrasto che si è creato. E ciò è positivo. Rimane però la perplessità di fronte a un'iniziativa di intervento nei lavori parlamentari e nella loro sovranità attraverso suggerimenti e un'anticipazione di preoccupazioni come quelli contenuti nella nota verbale".

 

Sarà una reazione alla ferma risposta del premier Draghi che ha ribadito non solo la laicità dello Stato italiano, ma anche la piena libertà di legiferare del nostro Parlamento...

"Rimane comunque, al di là della buona volontà del gesto del segretario di Stato, e della bontà di alcune sue osservazioni nel merito, la forte perplessità di fronte a un'iniziativa di questo genere. In sostanza, qualsiasi parlamentare, studioso, cittadino, poteva e può esprimere le sue critiche e le sue valutazioni politiche. Ma non mi pare che le possa invece allo stesso modo esprimere un'entità sovrana nel dialogo ufficiale con una sua pari".

 

In realtà, mentre si scusa, Parolin insiste e dice addirittura che nell'iter della legge non è stata affrontata la relazione con il Vaticano cui l'Italia è legata dal Concordato. È un ulteriore rimprovero alle nostre Camere?

"Come cittadino italiano, come cattolico, e come studioso di diritto costituzionale devo dire che qui il Concordato non c'entra. Ci vedo piuttosto un messaggio politico sulla cui opportunità non spetta a me pronunziarmi. Rilevo solo che un primo effetto di questo intervento è stata la spinta all'accelerazione per portare subito la legge Zan in aula al Senato".

 

Il presidente Fico dice che le Camere non possono accettare "ingerenze". Secondo lei dopo questo plateale intervento del Vaticano il dibattito in Parlamento sarà libero o sarà pesantemente condizionato?

"Non drammatizziamo. Ma certamente sarà ulteriormente inasprito, e non mi sembra proprio che ce ne fosse bisogno".

 

Nel testo della legge Zan lei vede le ragioni, citate dal Vaticano, che possono spiegare questa levata di scudi?

"Non entro nel merito dei contenuti. Ma da esperto di diritto penale rilevo che il primo requisito di una legge è la chiarezza e la comprensibilità. L'aver affiancato al concetto del sesso biologico altre tre categorie (il genere, l'identità di genere, l'orientamento sessuale) rende difficilmente comprensibile il significato del sesso come ostacolo all'eguaglianza".

 

Sta dicendo che anche lei critica la legge Zan?

"Certo. L'ho criticata e tuttora la critico, pur ribadendo la necessità e il valore di essa nel riempire un vuoto rispetto all'articolo 3 della Costituzione. Lo faccio perché questa legge dovrebbe limitarsi a proporre il sesso in ogni sua espressione e manifestazione al pari della religione e della razza, che non sono certo frammentate in tanti pezzi quando la Costituzione li richiama".

 

Perché se lei boccia la legge Zan, nello stesso tempo, è contro l'intervento della Chiesa?

"Perché, le ripeto, io come cittadino italiano posso e ho il diritto e forse anche il dovere di esprimere una mia valutazione politica. Ma la Santa sede non lo può fare".

 

Loro però dicono che era una nota diplomatica non destinata a diventare pubblica.

"Peggio ancora. Io preferisco la trasparenza e la pubblicità dei lavori parlamentari".

 

Resta il fatto che lei, in più di un'occasione, ha criticato questa legge proprio come adesso fa la Chiesa. Loro, come dicono, perché temono di non poter svolgere la loro missione. Ma lei?

"Per il rispetto di alcune regole fondamentali del diritto penale e costituzionale, prima fra tutte la chiarezza e la comprensibilità del comando contenuto nella legge".

 

Scusi, ma la legge è chiarissima, si limita ad estendere le norme della Mancino.

"Non è così, lo farebbe se richiamasse il sesso negli stessi termini efficaci e onnicomprensivi con cui la Mancino definisce la razza e la religione affidando al giudice l'interpretazione del concetto. Invece la Zan moltiplica gli elementi del reato con una terminologia difficilmente comprensibile o non conosciuta. Ma non basta".

 

Cos'altro non le va a genio?

"Il fatto che venga sostituita una garanzia costituzionale e consolidata per cui la manifestazione del pensiero in quanto tale è e dev'essere libera, con una garanzia prevista da una legge ordinaria come la Zan. Quest'ultima può essere cambiata in qualsiasi momento a differenza di quella costituzionale che sarebbe ben più difficile modificare".

 

Se il Vaticano le chiedesse di far parte di una commissione mista per lavorare su questi temi lei accetterebbe?

"Io non mi occupo mai di ciò che potrà capitare in futuro".