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di Sara Scarafia

Robinson - La Repubblica, 28 luglio 2025

A Padova, nel penitenziario di Due Palazzi, ci sono tanti circoli, uno in arabo. Si vedono ogni settimana, condividendo anche l’Odissea ad alta voce. Carcere Due Palazzi, Padova, interno giorno. Nella biblioteca della casa circondariale Bruna sta leggendo a voce alta L’Odissea. Ad ascoltarla ci sono dieci detenuti. Uno di loro alza la mano. Vuole sapere di più su Telemaco e gli altri fanno sì con la testa: “Dicci di più”. In questo gruppo di lettura molto speciale, uno dei quattro attivi dentro il penitenziario, Itaca è la libertà.

E in quel figlio che cerca il genitore ci sono gli affetti lì fuori, il mondo che sta cambiando lasciandoli fuori. Da quando Robinson ha creato un indirizzo mail dedicato ai gruppi di lettura, ogni settimana arrivano storie bellissime da tutta Italia. Ma è la prima volta che a scriverci è un’associazione di volontari che guida i book club tra i detenuti. In questo caso Granelli di senape, che collabora con la cooperativa Altra città che gestisce la biblioteca del carcere.

Le regole naturalmente sono tutte diverse: ogni gruppo si vede, se non ci sono intoppi, una volta a settimana, una decina di persone per volta suddivise per sezioni. Hanno tra i 20 e i 70 anni, sono italiani e stranieri. Si legge insieme lo stesso libro, ma ad alta voce perché in cella i ritmi della lettura solitaria non sono facili per tutti. Per partecipare bisogna fare “la domandina”; una volta arrivati in sala biblioteca, mettersi in ascolto, settimana dopo settimana. In questo carcere che ospita più o meno 600 detenuti, si scontano pene lunghe. Chi è dentro ha sulle spalle accuse pesanti: droga, criminalità organizzata, reati sessuali.

Ma bisogna ascoltare i volontari per abbandonare qualsiasi prospettiva retorica. Agnese Solero, insegnante di italiano e storia nei licei, da quindici anni volontaria nella biblioteca del Due Palazzi, mette subito le mani avanti di fronte a parole come “perdono” o “redenzione”. “Non è questo il senso del gruppo di lettura in carcere”. E allora qual è, Agnese? “È uno spazio di libertà e di socialità, anzitutto. È un tempo durante il quale è possibile parlare d’altro a partire dalla letteratura. È un momento di riflessione, dove non c’è giudizio”.

Quest’anno L’Odissea ha permesso di esplorare tanti argomenti delicati: l’infanzia, il ritorno, il rapporto con le donne. “Molti si sono identificati di volta in volta con un personaggio rielaborando la loro personale odissea”.

Un altro gruppo ha letto Tempo di uccidere di Ennio Flaiano e una selezione di poesie sulla nostalgia. Sono gli stessi che dentro al gruppo di lettura hanno portato avanti un laboratorio di scrittura dal tema “i primi dieci anni della nostra vita”. In un altro circolo, i detenuti hanno letto Il pericolo di un’unica storia di Chimamanda Ngozi Adichie. C’è un gruppo, invece, che si concentra di più sull’attualità: saggi e articoli di giornale. “Dall’Intelligenza artificiale al rapporto dei giovani con i cellulari -continua Solero - non dimentichiamo che chi sta scontando la pena ha figli, nipoti, affetti. Ecco, forse se c’è un senso in quello che facciamo è quello di cercare di trasmettere l’idea che c’è un modo per stare ancora nel mondo, che dentro e fuori sono la stessa cosa”.

C’è poi un’esperienza interculturale: il gruppo di lettura in arabo nato dalla collaborazione con le associazioni Un ponte per e Lina ben Mhenni di Tunisi che aderiscono al progetto Kutub Hurra. “Leggiamo in arabo e in italiano - racconta il volontario Sandro Fusi Botticelli, che ha scritto al nostro indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - c’è una mediatrice della cooperativa Orizzonti ad aiutarci. Lo scopo è anche quello di diffondere un punto di vista laico a partire dalla letteratura araba”. Tra i testi letti quest’anno, “Uomini sotto il sole” di Ghassan Kanafani. “A fine lettura abbiamo visto il film”. I gruppi in italiano hanno affrontato leMetamorfosi di Ovidio, Marguerite Yourcenar, ma anche libri contemporanei come Naufraghi senza volto di Cristina Cattaneo.

“Per me essere qui - dice Agnese - è una scelta politica. È un’esperienza di accettazione. Molte delle persone che partecipano ai gruppi di lettura non hanno mai aperto un libro”. L’incontro con la bellezza può rendere migliori? Solero non lo sa. Ma, quando racconta la storia del detenuto che prima è diventato volontario nella biblioteca del carcere e poi, scontata la pena, bibliotecario per davvero nelle scuole e all’archivio comunale, sorride.