di Errico Novi
Il Dubbio, 30 maggio 2026
Parlare di immobilismo sulla giustizia è esagerato. Fratelli d’Italia un po’ si stupisce, per il pessimismo con cui FI valuta le intenzioni degli alleati. E a questo punto per il partito di Meloni è più che mai opportuno il chiarimento calendarizzato per il 3 giugno a via Arenula proprio con i responsabili Giustizia dell’intero centrodestra, oltre che col guardasigilli, il suo vice Francesco Paolo Sisto e i due sottosegretari, Alberto Balboni e Andrea Ostellari. La versione di FdI sul programma di fine legislatura in materia penale è articolata, non tranchant: ci si deve rendere conto, spiega una fonte meloniana che ha seguito non solo il referendum ma anche gli altri dossier “giudiziari”, che innanzitutto “di tempo ce n’è poco, pochissimo: calcoliamo la pausa ad agosto, la sessione di bilancio e il tempo che andrà riservato alla campagna elettorale e ci accorgiamo che il margine ancora a disposizione del Parlamento va misurato in settimane, non in mesi”. Il che pesa, per un motivo: Fratelli d’Italia non è pregiudizialmente ostile alla prescrizione, alla legge sul sequestro degli smartphone e neppure al gip collegiale. Ma si tratta di provvedimenti che, dal punto di vista del partito di Meloni, vanno calibrati in modo da avere un impatto sostenibile da tutti i punti di vista: tecnico, politico e in termini di consenso.
Un’altra fonte parlamentare di FdI ci ricorda, a proposito della prescrizione, ad esempio, che “i presidenti di Corte d’appello hanno già fatto i loro calcoli: una volta che il giudizio di primo grado è scampato all’estinzione del reato anche per un giorno, i capi degli uffici di secondo grado hanno predisposto le loro brave tabelle, a seconda della data in cui interverrebbe l’improcedibilità, cioè la decadenza processuale introdotta da Cartabia e tuttora in vigore. In tutte le Corti ci si è dati l’obiettivo di portare tempestivamente a sentenza tutti i processi. Se noi intervenissimo ora d’emblée, con una riforma che spazza via quella sorta di prescrizione processuale vigente dal 2021 e riporta la disciplina alla legge Orlando del 2017, sa cosa accadrebbe?”. Facile: “Ci accuserebbero di aver mandato in prescrizione migliaia di processi, tutti quelli per i quali non varrebbero più i calcoli fatti in precedenza dai presidenti di Corte d’appello per i giudizi già in corso. Ecco perché una disciplina transitoria, invocata a suo tempo proprio dalla magistratura, sarebbe necessaria, ed è la cautela minima che potremmo adottare”.
E quindi: la riforma della prescrizione, ferma ai box del Senato da due anni e mezzo dopo il sì della Camera in prima lettura, potrebbe anche essere rimessa in pista, ma solo a condizione di inserirvi la disciplina transitoria, anche a costo di andare incontro a obiezioni di incostituzionalità. Un ragionamento del tutto analogo a quello che FdI propone per la legge Zanettin sul sequestro degli smartphone, che è in attesa, invece, del solo via libera di Montecitorio: si può anche decidere di portarla a casa, ma a patto di integrarla con l’emendamento di Chiara Colosimo, magari ulteriormente affinato, o ci accuseranno sui giornali, a meno di un anno dalle elezioni politiche, di voler bloccare le indagini sulla mafia.
Chiarissimo: il ragionamento è tanto spietato quanto logicamente comprensibile. Vuol dire che non si farà nulla, neppure per il gip collegiale gravato dalle perplessità organizzative dell’Anm? Se ne discuterà appunto mercoledì alla riunione mattutina di via Arenula. Forza Italia reclamerà coerenza e il compimento di percorsi avviati da anni. Ma bisognerà tener conto di due cose, secondo il partito della premier. Di fattori incontrollabili che potrebbero esporre comunque il governo ad accuse di “diserzione” nella lotta alla mafia: basti pensare che il 25 novembre, alla Corte europea di Strasburgo, si celebrerà l’udienza decisiva del ricorso Cavallotti, con un abbattimento assai probabile del codice antimafia italiano in materia di confische, visti gli squilibri oggettivi di quella normativa. E già in passato c’è chi, come Federico Cafiero de Raho, se l’è presa non con l’evidente incostituzionalità delle misure di prevenzione ma con una presunta troppo debole difesa italiana innanzi ai giudici della Cedu.
Ma c’è un altro assioma di cui tenere conto, e che dai vertici di FdI fanno pesare con tutta la sua icastica efficacia: non possiamo perdere le elezioni per una legge garantista dell’ultimo minuto. Non se ne parla. Abbiamo già dato. O gli amici di Forza Italia vogliono affrontare qualche altro referendum, stavolta abrogativo? Referendum, ecco: solo a pronunciarla, quella parola, in Fratelli d’Italia il grado di disponibilità si riduce moltissimo. Ci sarà molto da lavorare, per Sisto, Costa, Craxi e gli altri azzurri della partita, se il 3 giugno a via Arenula non si vuole incassare un no su tutta la linea.










