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di Irene Famà

La Stampa, 20 luglio 2026

Il senatore di Forza Italia e vice ministro della Giustizia: “Le leggi attuali sono sufficienti. La grazia non è un modo per cancellare le sentenze”. La proposta della Lega sulla legittima difesa? “Così com’è, è inaccettabile. Sconvolge i cardini del diritto penale”. La grazia? “Concordiamo nel chiederla, considerato il contesto e le rapine che Mario Roggero ha subito in passato, la sua esasperazione. Ma non può essere un modo per cancellare le sentenze”. Il viceministro della Giustizia Paolo Sisto, senatore di Forza Italia, traccia un confine netto a difesa dello Stato di diritto. “La febbre delle elezioni imminenti non ci coinvolge minimamente, soprattutto su certi temi”.

Il provvedimento presentato dalla Lega considera lecita ogni reazione a qualunque aggressione armata. Libertà e tutela per i cittadini?

“Prima di tutto è una proposta inaccettabile sul metodo”.

Come mai?

“Non si può, sulla scorta di qualsiasi emotività, scrivere norme di una tale rilevanza senza un confronto. Un singolo episodio non può legittimare un metodo così näif, tra l’altro irrispettoso della discussione dentro alla coalizione”.

Come impatterebbe sul diritto penale?

“Ne sconvolgerebbe i cardini”.

Il codice, però, è modificabile. Non crede?

“Senza la proporzionalità tra aggressione e reazione e la verifica dell’attualità del pericolo, avremmo una difesa indiscriminata, praticamente incontrollabile. Le scriminanti come la legittima difesa rendono, in via eccezionale, lecito un comportamento che, senza tale eccezionalità, sarebbe punito e severamente. Con la proposta di modifica appena formulata si corre il rischio di stravolgere la coerenza del sistema penale, praticamente un “liberi tutti”.

Si rischia di legittimare l’omicidio?

“La legittima difesa è una causa di giustificazione tramite cui il legislatore rende lecite condotte che altrimenti sarebbero illecite e può essere applicata in condizioni di eccezionalità. Uccidere una persona è un reato gravissimo. Va da sé che può non essere considerato reato solo in presenza di particolari situazioni ben fotografate nell’articolo 52 del codice penale. Tra l’altro modificato di recente”.

La proposta leghista amplierebbe troppo i limiti?

“Penso alle prevedibili degenerazioni interpretative, una sorta di “free jazz” della difesa della vita e dell’incolumità altrui”.

Il ministro Salvini è tornato in carcere da Roggero con una maglia con la sua foto. Sconveniente?

“La visita è un gesto corretto. Si può dire che il gioielliere si è trovato in una situazione difficile, umanamente comprensibile, ferme restando, però, le sue responsabilità accertate con sentenza definitiva, le cui motivazioni peraltro non sono ancora note”.

A destra si sbandiera lo slogan “Roggero libero”. L’obiettivo è farne un martire?

“Ho letto la sentenza di appello. E, al di là della solidarietà alla persona, alle difficoltà di contesto in cui ha agito, per due omicidi e un tentato omicidio è una pena in linea con i presupposti normativi. Aggiungo che tutte le sentenze definitive vanno eseguite, e nei confronti di chicchessia”.

Il gioielliere era ancora libero e già si parlava di grazia...

“Le sentenze definitive possono essere modificate solo con la revisione, ovvero se ci sono nuove prove capaci di sovvertire l’esito giudiziario. La grazia non è un quarto grado di giudizio. Non è un modo per cancellare le sentenze. Ed è nelle mani, solo, del presidente della Repubblica”.

Il susseguirsi di petizioni perché venga concessa la grazia sono un modo per cercare di fare pressione sul Quirinale?

“Sulla grazia ribadisco che bisogna avere fiducia nel presidente della Repubblica. Senza provare a mettersi nei suoi panni”.

Questa battaglia nasce dalla necessità di evitare un superamento a destra da parte del generale Vannacci?

“Noi di Forza Italia siamo saldi e solidi sui nostri principi di garantismo e rispetto della Costituzione. Non inseguiamo nessuno, Silvio Berlusconi ci ha abituato, al più, a essere inseguiti e imitati, e senza successo. Ci sono principi a cui non intendiamo rinunciare”.

Quali?

“Personalità della responsabilità, diritto di difesa, presunzione di non colpevolezza sino a sentenza definitiva, giusto processo, pena non solo afflittiva ma strutturalmente rieducativa. A questo “pacchetto di valori” non rinunceremo mai”.

Nemmeno per un voto in più?

“Assolutamente no. La febbre alta da elezioni imminenti non ci coinvolge minimamente. Meno che mai su questi temi”.

Salvini evocò la legittima difesa per un ex assessore leghista condannato per l’omicidio di un senza tetto marocchino. Criteri selettivi?

“Non direi. Ci sono casi mediatici su cui la politica necessariamente dice la sua. Restano comunque le regole del diritto sostanziale e processuale che vanno rispettate”.

La premier ha definito la pena sproporzionata e ha detto che non si possono giudicare la paura e il dolore di Roggero. Propaganda?

“No, è un ragionamento pacato. Che si può condividere o meno, ma apre ad una riflessione che è tutt’altro che populista”.

Ma le norme sulla legittima difesa sono sufficienti?

“Ampiamente sufficienti a garantire l’equilibrio fra la giusta difesa e la tutela della vita”.