di Cesare Romano
Il Sole 24 Ore, 27 settembre 2019
Premessa, il contrasto all'evasione fiscale non è semplicemente cosa buona e giusta ma persino fonte di sviluppo, progresso e risorse da impiegare nell'educazione, nella ricerca, nella salute, nei servizi sociali. Ciò detto, la vera questione dirimente è come ridurre l'ossigeno e gli spazi, anche sociali e culturali, di cui l'evasione si nutre da decenni nel nostro Paese.
Ecco, giunti a questo punto il tema si complica e sbrogliarlo non è più così chiaro come sembrava all'inizio. Certo, sei un evasore fiscale, bè sarai condannato e passerai del tempo come recluso in una cella. Ricorrendo all'immagine della prigione si può pensare di iniziare almeno a disseccare la malapianta dell'evasione che, in Italia, interessa milioni di nostri concittadini. Eppure fino ad oggi lo spettro delle sbarre viste da dietro non ha sortito alcun effetto. Sì, perché in Italia esiste già il reato di evasione fiscale, anzi, non soltanto occupa uno spazio esteso in termini di diritto ma altrettanto ampio in termini di giudizi dato che 3mila l'anno vedono un termine definitivo, mentre quasi 23mila se ne avviano nel medesimo periodo.
Ma 15mila finiscono archiviati e solo qualche decina di contribuenti riluttanti ogni anno mirano le patrie galere, generalmente per reati correlati all'evasione fiscale più che per la semplice evasione in sé. Ma dov'è che si registra il maggior numero di condanne? Salerno, Milano e Ancona. E se vogliamo sprofondare ancor più dentro l'evasione fiscale, bè allora è corretto sapere che i reati tributari non hanno età, dato che si può ricevere una condanna a 40 anni, 50 ma anche se ultrasettantacinquenni. Insomma, l'evasione non ha età.
Più di 3mila italiani ogni anno ricevono una condanna penale per aver evaso il fisco, ma solo pochi casi isolati finiscono dietro le sbarre - Scorrendo le tabelle dell'Istat, relative alle condanne definitive formulate nel corso del 2017, si scorge che su 207.000 mila casi, poco più di 3mila, 3.222 per l'esattezza, ovvero, all'incirca il 1,5per cento del totale, si riferiscono a reati di evasione fiscale, imposte dirette e indirette, e contributiva.
Se poi si passano a considerare altri reati di natura economica, bancarotta fraudolenta e riciclaggio, si aggiungono ulteriori 4mila condanne. In sostanza, le indagini si avviano così come processi e procedimenti, tanto da giungere anche ad un giudizio finale, definitivo, non più appellabile. Eppure, il passo successivo, cioè varcare la soglia della prigione resta un lusso riservato a pochi.
Se infatti si analizza il numero totale dei reclusi nelle patrie galere, meno di 70mila secondo gli ultimi dati disponibili, la quota di coloro che vi alloggiano per reati correlati all'evasione fiscale superano a stento i 200, una micro-percentuale, a fronte di milioni di evasori e di più di 3mila condanne definitive. Giudizi che, in media, distribuiscono periodi detentivi che oscillano tra i 4 e i 6 mesi di reclusione.
In un Paese in cui la giustizia collassa è difficile promettere la prigione a chi evade - Una pena modesta? Eccessiva? Inconsistente? È imbarazzante rispondere per dure ragioni: la prima, i tempi del giudizio, più di 4 anni dal momento in cui si apre il dibattimento senza contare l'avvio e la conclusione delle indagini. Come dire, la giustizia fiscale segue da presso forme e sostanza, e criticità, della giustizia ordinaria.
La seconda ragione, pur disponendo di un impianto gius-normativo efficace nella teoria, nella pratica la via che conduce l'evasore verso un periodo di effettiva reclusione è talmente stretta da risultare impraticabile, se non accessoriata da altri reati connessi. In sostanza, non riformare ma ricostruire la giustizia e, a seguire, dare sostanza alla pena per il reato fiscale.
Non vi sono vie d'uscita. I proclami fanno più male che bene se restano inattuati, vuoti. Soprattutto se si osservano i numeri. Innanzitutto, nel 2014 sono stati archiviati, quindi inceneriti, quasi 15mila casi di evasione fiscale. Nello stesso anno ne sono stati aperti quasi 23mila. E, come detto prima, più o meno ogni anno le sentenze definitive che arrivano al termine del giudizio sono solo 3mila. Tradotto, ecco come costruisco una mole indifferibile di contenziosi e di cause che finiranno senza esito il loro percorso.
Dove si evade di più? Salerno, Ancona, Milano - Sempre le tavole dell'Ista ci sono di aiuto per dare forma geografica all'evasione. In testa c'è Salerno, con 97 casi l'anno di condanne definitive per evasione ogni 100mila adulti. A seguire, Milano, 94 giudizi finali, ed Ancona, 92. Dove si evade meno? Indovinate, a Trento e a Bolzano, rispettivamente 49 e 35 casi di condanne definitive, sempre ogni 100mila adulti. Riguardo all'omesso versamento delle ritenute previdenziali la geografia del reato si capovolge.
Infatti, in testa c'è Sassari, con 582 condanne definitive l'anno ogni 100mila abitanti. Al secondo posto Catanzaro, con 554 condanne, seguito da Caltanissetta, 553. Seguono Catania, Campobasso e Potenza per arrivare ai 399 casi di Brescia con cui si esce dal Mezzogiorno fiscale. Trento e Taranto le più immuni dall'ommesso pagamento dei contributi. Naturalmente, su questa geografia minima dell'evasione pesa l'efficienza di chi, nelle singole aree conduce le indagini e dei giudici che sono chiamati a intervenire.
L'età fa la differenza o l'evasione non età - Nel 2014, i condannati in via definitiva per evasione fiscale si concentravano maggiormente nella fascia di età tra i 45 e i 49 anni. Ciò però non ha impedito che 11 ultrasettantacinquenni abbiano anch'essi ricevuto la loro condanna. Lo stesso si riscontra per gli omessi versamenti previdenziali. In questo caso, il picco dei condannati è tra i 40 e i 44 anni. Tuttavia, gli ultrasettantacinquenni con sentenza di condanna finale sono stati 22, sempre nel 2014. Come dire, l'evasione non ha età. Almeno, non ne ha una predefinita.
Evasori, in galera. Le norme già ci sono, ma nessuno se n'è accorto - Per prima cosa, il carcere per i reati fiscali è già largamente previsto nell'ordinamento italiano. Ad oggi, la norma fondante per la repressione dei reati tributari è il D.lgs. 74 del 2000, modificato dal D.l. 138 del 2011 e ulteriormente ritoccato dal D.lgs. n. 158/2015, che per ultimo ha reso più severe le pene per i reati tributari. Come si transita dal penale alla mera sanzione?
La distinzione tra condotte che vengono sanzionate penalmente, cioè i reati, e quelle che comportano solo una sanzione amministrativa è nella maggior parte dei casi legata a una valutazione quantitativa di quel che è stato evaso. Il caso tipo è quello della dichiarazione infedele, cioè non fraudolenta ma comunque con dolo del dichiarante. In questo caso, la pena può variare da 1 a 3 anni, se l'imposta evasa è superiore a 150mila euro e se i redditi non dichiarati superano il 10% del totale o comunque i 3 milioni di euro.
Allo stesso modo costituiscono reato, sanzionabile penalmente: la dichiarazione omessa, da 1 a 3 anni se l'imposta evasa è superiore ai 50 mila euro; l'omesso versamento IVA e ritenute certificate con soglia di punibilità a 250 mila euro; l'emissione di fatture false, da 18 mesi a 6 anni; e ancora, l'occultamento o distruzione di documenti contabili, da 18 mesi a 5 anni. Tradotto, l'equazione evasione fiscale = carcere è già incagliata nel nostro ordinamento. Purtroppo, non ha efficacia e urlarla a fasi alterne non costituisce un grande aiuto.
Quando l'evasione fiscale diventa penale - La legge ha fissato delle soglie di evasione oltre le quali le sanzioni, da amministrative, diventano penali. Al di sotto di queste, quindi, si rischia di pagare solo una sovrattassa e gli interessi, senza alcuna ripercussione di carattere personale o sul casellario giudiziario. Al di sopra, invece, scatta la contestazione del reato con tutto ciò che ne deriva, sia in termini economici che giudiziari: la fedina penale si macchia, si subisce un processo per evasione e, infine, i beni che risultino acquistati coi proventi dell'evasione possono essere sequestrati.
La soglia oltre la quale l'evasione fiscale diventa penale cambia a seconda del tipo di imposta e di illecito. In sostanza, l'evasione fiscale costituisce dunque reato quando la legge, considerandola di particolare gravità, per il danno nei confronti dell'erario e per il dolo dell'autore, non ritiene sufficienti le sanzioni amministrative e quindi applica quelle più severe previste dal codice penale.
Attenzione però: fanno scattare il reato solo le omissioni di pagamento o le violazioni relative alle imposte sui redditi (Irpef, Ires) e Iva. Invece, non c'è alcuna rilevanza penale - e quindi non si rischia il reato di evasione fiscale - in caso di evasione di tutte le altre imposte come Irap, imposta di bollo, imposta ipotecaria, Imu, Tasi, Tari, bollo auto, ecc. In particolare, vengono considerati illeciti penali i seguenti comportamenti: dichiarazione fraudolenta; dichiarazione infedele; dichiarazione omessa; omesso versamento Iva e ritenute certificate; emissione di fatture false; occultamento e distruzione di documenti contabili.
Negli Usa si arresta sul serio, ma l'evasione dilaga - Un ultimo accenno. Negli States ogni anno 3mila cittadini/contribuenti entrano in carceri speciali riservate agli evasori fiscali, dove in media trascorrono tra i 2 e i 3 anni di reclusione. In questo caso, il sistema di giudizio è rapido, 1 solo anno tra il reato accertato e la condanna.
Tuttavia, nonostante il sistema repressivo funzioni, ciò che non funziona affatto è l'impatto che ha sul fenomeno dell'evasione. Infatti, il tax-gap, o evasione fiscale, negli Usa continua a crescere e oggi ha raggiunto i 500mld di dollari l'anno che invece che tramutarsi in imposte, tasse e tributi si volatilizzano. Se poi aggiungiamo all'evasione anche l'elusione fiscale, bè allora si arriva a quasi 700-800mld di dollari perduti. Fatte le debite proporzioni rispetto agli abitanti (ma non certo al Pil), non molto meglio che in Italia.
Eppure, le pene ci sono e, a differenza del nostro Paese, si applicano in modo cinico e chirurgico. Dunque, cosa significa il caso americano? Semplice, la repressione non è sufficiente. L'evasione è una distorsione culturale, sociale, quindi va curata con la cultura, l'educazione e costruendo una società migliore, più equa. Un cane che si morde la coda? Chissà.










