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di Riccardo Lo Verso


Il Foglio, 22 aprile 2020

 

Francesco Bonura, 78 anni, detenuto al 41bis, lascia il carcere perché anziano, malato e con fine pena tra 9 mesi. Ma c'è chi grida allo scandalo ed evoca la Trattativa. Il giudice di Sorveglianza di Milano - era detenuto nel carcere di Opera - ha stabilito che può andare agli arresti domiciliari "anche tenuto conto dell'attuale emergenza sanitaria (per il Coronavirus) e del correlato rischio di contagio indubbiamente più elevato in un ambiente ad alta densità di popolazione come il carcere che espone a conseguenze particolarmente gravi i soggetti anziani ed affetti da serie patologie pregresse".

L'Espresso lancia la notizia, ripresa da quasi tutti i media. Monta lo scandalo. Il Fatto quotidiano e le agenzie di stampa raccolgono indignate dichiarazioni. Tra i primi a intervenire è Antonino Di Matteo, oggi alla Direzione nazionale antimafia ed ex pubblico ministero del processo palermitano sulla Trattativa stato-mafia. Ed è alla Trattativa che fa subito riferimento: "Una ulteriore grave offesa alla memoria delle vittime e all'impegno quotidiano di tanti umili servitori dello stato. Lo stato sembra aver dimenticato e archiviato per sempre la stagione delle stragi e della Trattativa stato-mafia. Lo stato sta dando l'impressione di essersi piegato alle logiche di ricatto che avevano ispirato le rivolte".

Eh sì, la scarcerazione di Bonura è la conferma, dicono i partigiani dell'antimafia, i duri e puri, che la concessione dei domiciliari, legata all'emergenza Coronavirus, per rendere meno affollate le carceri altro non è che un indulto mascherato. I detenuti hanno protestato e devastato alcuni istituti penitenziari e lo stato si è calato le braghe. Si manda a casa un mafioso conclamato, detenuto al carcere duro, e fedele alleato di Bernardo Provenzano: che vergogna. Si dimentica, però, che il giudice ha giustificato la misura cautelare meno afflittiva "anche tenuto conto dell'attuale emergenza sanitaria". Anche e non solo Coronavirus, dunque, ma si omettono dei tasselli decisivi per dare fiato alla narrazione scandalistica.

Primo tassello: Bonura è stato condannato a 18 anni e 18 mesi di carcere, e considerati i giorni di liberazione anticipata che spettano a tutti i detenuti, il suo fine pena è previsto fra 9 mesi. Ha scontato quasi tutta la pena che si è meritato perché era un mafioso vero.

Secondo tassello: il giudice "ragionevolmente esclude" il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato.

Il terzo tassello entra nel cuore della questione e lo mettono a posto gli avvocati di Bonura, Giovanni Di Benedetto e Flavio Sinatra: "Abbiamo letto e sentito sulla vicenda affermazioni improprie e strumentali. Nel contesto della lunga carcerazione Bonura ha subito un cancro al colon, è stato operato in urgenza e sottoposto a cicli di chemioterapia; di recente i marker tumorali avevano registrato una allarmante impennata. Se a tutto ciò si aggiunge, come si deve, l'età ed i rischi a cui la popolazione carceraria, vieppiù a Milano, è esposta per il Coronavirus risulta palese la sussistenza di tutti i presupposti per la concessione della detenzione domiciliare in ossequio ai noti principi, di sponda anche comunitaria, sull'umanità che deve sottostare ad ogni trattamento carcerario. Ripetiamo: ogni vicenda va affrontata nel suo particolare altrimenti si rischia di scadere in perniciose e inopportune generalizzazioni che alterano la realtà".