di Laura Distefano
livesicilia.it, 16 aprile 2020
Da una parte il pressing alla magistratura, dall'altra il dialogo con i direttori per garantire contatti dei detenuti con familiari e difensori. Ancora nelle carceri catanesi la situazione non è esplosa. Qualche protesta, la più eclatante qualche settimana fa a Piazza Lanza con le lenzuola bruciate, ma nient'altro.
Ma in queste settimane si sono susseguite intense interlocuzioni - forzatamente a suon di carte bollate vista l'emergenza Covid - della Camera Penale di Catania (d'intesa con le altre tre del distretto giudiziario) con la magistratura (anche di sorveglianza), il Dap e i direttori degli istituti penitenziari. Una fitta documentazione che serve a coprire le lacune di un decreto del Ministro della Giustizia che stabilisce alcuni parametri ma lascia spazi vuoti. E, dunque, aperte interpretazioni applicative.
La paura del contagio quando si è bloccati all'interno di quattro mura si sente ancora di più. Anche Franco Gabrielli, capo della polizia in un documento finito all'Interpol, scrive: "L'emergenza Covid-19 rappresenta un evento ancora più traumatico per la popolazione detenuta, non solo per gli spazi che, talvolta, non consentono il rispetto delle regole di distanziamento sociale previste per la collettività, ma per le nuove misure, più restrittive, in materia di colloqui con i familiari a tutela della salute".
Le questioni "calde" sul tema carceri sono due: una è quella della possibile applicazione di una misura alternativa e l'altra è quella di permettere i contatti con parenti e difensori attraverso telefoni e mezzi informatici. In una lettera indirizzata ai principali vertici delle carceri delle province di Catania e Siracusa, la Camera Penale Serafino Famà evidenzia la necessità di "potenziare i colloqui con i familiari anche tramite video chiamata e di far accedere ai detenuti ad alcuni servizi in maniera gratuita: servizio di lavanderia e telefonate a fissi e mobili".
Nella missiva, i penalisti denunciano casi di richieste di pagamento per una telefonata o per il servizio di lavanderia. "Ove tali circostanze siano dovute ad una cattiva comunicazione agli addetti dei vari servizi - sollecita la Camera Penale - si prega di porvi rimedio quanto prima". Oltre a questo l'associazione forense preme affinché si avvii un percorso per rendere più accessibile la comunicazione tra detenuto e difensore. Magari - suggeriscono - "consentendo che i detenuti possano effettuare telefonate anche verso le utenze cellulari degli avvocati. E la richiesta di colloquio potrebbe essere effettuata dal difensore attraverso l'ufficio matricola" dell'istituto penitenziario.
Un pressing è stato fatto anche nei confronti della magistratura. A cui le Camere Penali riconoscono un ruolo anche suppletivo alle mancanze del legislatore. "si è registrata, anche nel nostro distretto, - si legge in un documento - una iniziativa della magistratura di sorveglianza - e in alcuni casi, seppur ancor di limitato impatto, anche del tribunale del riesame - tesa a supplire alla carenza ed ai limiti della inutile iniziativa legislativa". Ma in tutte le medaglie c'è un rovescio. "Analoga sensibilità, almeno a parere di chi scrive, non sembra particolarmente diffusa nella magistratura di merito - scrivono i penalisti catanesi - in ordine ai soggetti sottoposti a custodia cautelare". La proposta è quella di adottare una sorta di osservatorio per permettere equità nelle decisioni.
"Sul delicatissimo (e fortemente drammatico) tema della condizione dei soggetti ristretti in carcere, la Camera penale "Serafino Famà" di Catania - afferma il presidente, l'avvocato Turi Liotta - ha ritenuto opportuno promuovere un agire comune tra le 4 camere penali del distretto di Corte d'Appello: Catania, appunto, Siracusa, Ragusa/Modica e Caltagirone. Sia perché il tema è di generale interesse, sia perché le Camere Penali distrettuali operano nel medesimo territorio su cui opera la giurisdizione del Tribunale di Sorveglianza di Catania.
È stato appunto il Tribunale di Sorveglianza il destinatario principale del primo documento, datato 13 marzo 2020, con il quale si sollecitava lo sguardo attento sulla condizione carceraria e sull'adozione, nel perimetro della legislazione esistente, di provvedimenti che potessero consentire la deflazione del numero della popolazione carceraria, certamente in stato di sovraffollamento. A questo - argomenta ancora il penalista - ha fatto seguito una interlocuzione con i capi degli uffici giudiziari e con poi con i direttori delle carceri del distretto per segnalare alcuni problemi concreti, legati alle limitazioni della mobilità disposte per la prevenzione del pericolo del contagio ed alle norme di precauzione imposte sia fuori che dentro le "mura", ed alla necessità di assicurare comunque i colloqui tra difensore ed assistito".
Una lotta quella dei diritti ai detenuti che è condivisa a livello nazionale. "Da ultimo, in sintonia con quanto deliberato da Unione Camere Penali Italiane - spiega l'avvocato Liotta - uno stralcio delle riflessioni e delle proposte, sul tema delle decisioni assunte dalla magistratura in ordine alla sussistenza dei pericoli da contagio, sono state proposte in sede di video riunione tra gli organi centrali dell'Unione e del Consiglio insieme ai presidenti delle Camere penali di Sicilia e Sardegna".










