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di Stefano Fabbri

Corriere Fiorentino, 8 agosto 2026

Chissà se oltre a quello per le temperature record, o per l’esodo degli italiani in vacanza, esiste un bollino rosso anche per la situazione delle carceri? Forse no, visto che la loro situazione è così drammatica che sarebbe necessario marcare di vermiglio quasi ogni giorno. Certo è che l’omicidio di un detenuto nel carcere di Prato è un campanello di allarme, l’ennesimo, che non a caso squilla alla vigilia di Ferragosto di un’estate infuocata. Non è che tutto sia spiegato dal caldo, ma di sicuro le celle trasformate in fornaci non aiutano a mantenere il minimo di lucidità in una convivenza forzata. E affollata.

Nella sezione riservata agli autori di reati sessuali, i detenuti sono quattro per cella in luogo dei già non pochi due o tre. Questo vuol dire che quanto indicato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, e cioè tre metri quadrati calpestabili per ogni recluso, è molto più lontano dalla realtà di quanto possa esserlo un sogno. E non si tratta di una prerogativa di quel tipo di sezioni e del carcere pratese, che attualmente detiene il primato della popolazione detenuta dopo la chiusura di alcune sezioni di Sollicciano.

Il recente rapporto di Antigone indica la Casa circondariale di Lucca (altro record toscano) come la più sovraffollata d’Italia: circa 90 reclusi dove dovrebbero esserne custoditi poco più di 35. Ma Prato ha dalla sua parte (si fa per dire) la disgraziata forza dei numeri assoluti: 640 detenuti dove al massimo dovrebbero starcene dai 550 ai 580.